
La santa Messa
il culmine della vita cristiana
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da Cristo suo Signore
non come un dono (...)
ma come il dono per eccellenza,
perché dono di Sé stesso»
Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia
introduzione
La Chiesa celebra la Messa, la santa Messa (o santa Sinassi) in ricordo dell'Ultima Cena, in cui Cristo, poco prima di essere consegnato a chi lo avrebbe crocefisso, diede Sé stesso, il Suo corpo e il Suo sangue, in cibo ai suoi discepoli e disse loro di “fare questo” in Sua “memoria”.
Nella Messa, quindi, che le comunità cristiane celebrano dopo la Ascensione del loro Signore, Cristo si rende nuovamente presente, nella fisicità del pane e del vino, che diventano, come nell'Ultima Cena, il Suo Corpo e il Suo Sangue.
Quindi la consacrazione, ossia l'atto con cui il sacerdote che celebra la Messa trasforma il pane e il vino offerti sull'altare in Corpo e Sangue di Cristo, è il centro della Messa.
Ma non è l'unico momento della Messa: essa è preceduta dalla Liturgia della Parola e dall'Offertorio, ed è seguita dalla distribuzione ai fedeli del pane e del vino consacrati, a cui seguono i riti finali.
Vediamo quindi qualche dettaglio in più.
le “parti” della Messa
Grosso modo ogni Messa si compone di due parti:
- liturgia della Parola, che riguarda quanto il Mistero ci dà da “capire” (/offre alla nostra conoscenza)
- liturgia eucaristica, che riguarda il nostro essere fattivamente afferrati nel mistero di Cristo (sostegno ala nostra affezione e azione).
Come si può vedere le due parti corrispondono in qualche modo alle due grandi facoltà spirituali dell'essere umano: la conoscenza (“intelletto”) corrisponde alla liturgia della Paola e l'affettività (la “volontà”) alla liturgia eucaristica.
Ma scendiamo in ulteriore dettaglio.
la Messa in dettaglio
la prima parte: luce per la mente
nel nome del Padre ...
La Messa, affinché ogni credente possa stare degnamente davanti al Mistero che lo chiama, in Cristo, inizia riconoscendo anzitutto il primato della Sua Iniziativa: il segno della croce e le parole “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” ricordano che la Messa, come la vita, non è una nostra costruzione, il frutto di un nostro progetto, ma è Iniziativa dell'Altro. E questa è la prima cosa di riconoscere.
riconosciamo i nostri peccati
E, dato che noi non ricordiamo mai abbastanza questa nostra dipendenza totale da Lui, il gesto non può che proseguire chiedendone perdono.
Come ricordava don Giussani:
«Avere (...) la percezione di questa resistenza alla verità di noi stessi come uomini, avere perciò il senso del peccato, è la cosa pedagogicamente più importante della vita perché ci spalanca al Dio vero.
Il peccato è comportarsi come i signori della propria vita, e riconoscerlo è avvicinarsi al fatto che la misura, il criterio, la signoria della vita è il mistero di Dio.»
la Parola di Dio
È ancora l'Iniziativa di Dio, che ci parla tramite quei testi che Lui ha ispirato e che per lo più testimoniano la storia della Sua Iniziativa:
- quella preparatoria (la lettura dell'Antico Testamento) e/o accessoria (le “lettere” o gli Atti degli Apostoli, o comunque libri del Nuovo Testamento diversi dal Vangelo),
- e quella culminante e definitiva: il Vangelo, con le opere e le parole di Cristo.
Può poi seguire il commento alla Parola, ossia l'omelia del sacerdote.
la risposta alla Parola
la preghiera dei fedeli
Davanti a tale Parola, davanti alla Iniziativa di Dio, i fedeli sono chiamati a rispondere: pregando perché tale annuncio possa diventare carne nella vita loro e di tutto il mondo. Ed ecco quindi la preghiera dei fedeli (a cui tipicamente l'assemblea risponde con “ascoltaci o Signore”).
la seconda parte: forza per il cuore
l'offertorio
Qui è la creatura, almeno come apparenza immediata, a prendere l'iniziativa: offrendo sé e la propria opera al Mistero che si è rivelato (nella Liturgia della Parola).
la consacrazione
Ma subito è il Mistero a “riprendere” (per così dire) l'iniziativa,prendendo ciò che noi gli abbiamo offerto, cioè noi stessi e il nostro operare, e trasfigurandolo. O meglio operando quella trasfigurazione (dell'umano in divino, del mortale in immortale) in Cristo, a cui siamo chiamati a partecipare.
Il pane e il vino che sono offerti diventano corpo e sangue di Cristo, allo stesso modo con cui Cristo, come spiegava Giovanni Paolo II, ha offerto sulla Croce la sua umanità al Padre, che Gliela ha restituita immortale: analogamente anche ogni fedele che offre la propria vita può, innestandosi in Cristo, sperimentarne per Sua grazia, una trasfigurazione divinizzante.
la “comunione”
Dopo la consacrazione i fedeli, che siano nelle adeguata condizioni, ossia in “stato di grazia”, sono chiamati a partecipare del Corpo e del Sangue di Cristo, accostandosi all'altare e ricevendoli dal sacerdote.
i riti finali
Tipicamente la Messa ci conclude con le parole “la messa è finita” (“ite, missa est”, in latino, da cui viene il termine Missa, cioè Messa, anche se “missa” vuole dire “mandata, inviata”, nel senso che il pane consacrato veniva “mandato”, ad esempio tramite dei diaconi, ai fedeli che non avevano potuto partecipare di persona alla celebrazione), a cui segue “andate in pace”.
“In pace”: nella misura infatti in cui uno si è lasciato toccare da quanto è avvenuto nella Messa, non può non sperimentare una pace, perché poggia sulla Forza, infinita, del Creatore di tutto, che gli vuole bene.
🔗 Pagine correlate
📚 Bibliografia essenziale
Henri De Lubac, Catholicisme, Paris 1938, tr.it. Cattolicismo, Jaca Book, Milano 1978 (o
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Henri De Lubac, Corpus mysticum. L'Eucharistie et l'Eglise au Moyen Age, Paris 1944 1, 1968 3, tr.it. Corpus mysticum, Jaca Book, Milano 1982 (o
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Luigi Giussani, Dalla liturgia vissuta. Una testimonianza., Milano 19731, 19742, 19913, 20164(o
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Joseph Ratzinger, Das Fest des Glaubens, Einsiedeln 1981, tr.it. La festa della fede, Jaca Book, Milano 1984 (o
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