
I Salmi ri-numerati
ne vale la pena?
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Francesco Bertoldi
il fatto
Riporto quanto scrive la Cathopedia:
«La numerazione dei Salmi non è univoca: edizioni moderne diverse della Bibbia ne riportano schemi di numerazioni diversi, in corrispondenza di Due schemi fondamentali, risalenti all'antichità.
In tutte le Bibbie i Salmi vengono numerati da 1 a 150. All'interno, per molti Salmi c'è una differenza nella numerazione tra l'originale ebraico, da una parte, e le versioni greca dei LXX e latina della Volgata.
In dettaglio, I LXX e la Volgata:
- riuniscono i Salmi 9 e 10 del testo ebraico in un solo Salmo (il 9)[1]; a volte le due parti sono riferite come Salmo 9A e Salmo 9B.
- ugualmente, riuniscono il Salmo 114 e il 115 dell'ebraico nel loro Salmo 113; anche qui, a volte le due parti sono riferite come Salmo 113A e Salmo 113B.
- inversamente, tagliano in due il 116, che diventa i Salmi 114 e 115, e il 147, che diventa i Salmi 146 e 147.
La Bibbia CEI 2008 segue la numerazione ebraica, mentre la Bibbia CEI 1971 e la Liturgia romana seguono la numerazione dei LXX e latina.»
il punto
Questo modo di presentare la questione può ingannare: suggerisce infatti che ci sarebbero sempre state due numerazioni alternative, convissute più o meno alla pari. Come ancora oggi lo sarebbero.
In realtà c’é una numerazione (quella “dei Settanta”) che è durata secoli, e ce n’è una, quella adottata dalla Bibbia CEI 2008, che appare, al momento, destinata a soppiantare la numerazione “dei Settanta”, a sostituirsi ad essa.
Per essere ancora più chiari:
- i Salmi non hanno dei nomi (o almeno solo alcuni hanno qualcosa che può essere in qualche modo considerato tale: il Miserere, il De prufundis);
- quindi è il (suo) numero ciò che identifica in modo univoco un Salmo (come ad esempio Sal 1, Sal 50, Sal 129).
- Per quasi venti secoli la Chiesa ha accettato una certa numerazione, quella “greca” ossia quella “dei Settanta” (LXX) per la quale il Miserere è il Salmo 50, e il De prufundis è il salmo 129 (ora invece, rispettivamente, il 51 e il 130).
una breve valutazione
Questo cambiamento lascia perplessi. Per più di una ragione. E quale che sia il motivo di questa rinumerazione, ossia l’accoglimento dell’attuale stato degli studi biblici, ovvero la volontà di un avvicinamento inter-religioso (una motivazione, quest’ultima, diciamolo subito, che non appare sufficiente a giustificare un cambiamento così incisivo).
- Anzitutto va notato che i Salmi sono una delle preghiere più importanti contenute nella Bibbia: non per nulla la “liturgia delle Ore” si basa essenzialmente sui Salmi.
- E, dato che, come già osservato, i Salmi non hanno dei nomi, il numero di un Salmo è l’unico modo (sufficientemente breve) per designarli in modo univoco.
Le obiezioni allora sono almeno due:
- la assenza di garanzie della definitività del cambiamento,
- una possibile violenta alterazione di testi altrui.
un cambiamento probabilmente provvisorio
Se il motivo è adeguare la numerazione all’attuale stato della ricerca scientifica sulla Bibbia, chi ci garantisce che le attuali risultanze (degli studi biblici) siano quelle definitive? E che resteranno stabili, da qui alla fine dei tempi?
Chi ci garantisce, ad esempio, che un domani non si affermi la teoria di una scuola di studi biblici per la quale il Salmo 118 (/119) vada in realtà diviso in tanti diversi Salmi quante ne sono le lettere (più di 20)?
Una volta creato un precedente, nulla può impedire che esso giustifichi delle sue “repliche”, distruggendo, ogni volta di nuovo, ciò che si pensava definitivo.
Dovremo allora rassegnarci a cambiare numerazione dei Salmi ogni volta che si afferma una nuova teoria relativa alla unitarietà o divisibilità di un certo Salmo (/di più Salmi)?
una violenza a testi altrui
Ma, più ancora, una nuova ri-numerazione non riguarda solo il testo della Bibbia, ma riguarda qualunque testo che alla Bibbia, ai Salmi, si riferisca. Ciò infatti costringerà, come costringe ora, nella migliore delle ipotesi ad aggiungere, nei testi teologici e biblici, scritti (anche da santi e dottori della Chiesa) nel corso di 20 secoli, delle note (a piè di pagina o tra parentesi) in cui si spieghi che quello che per un certo autore, ad esempio Tommaso d’Aquino, era il Salmo 50 è ora considerato il Salmo 51.
Ma c’è di peggio: ossia che si faccia dire allo stesso autore, stiamo sempre a Tommaso, ogni volta che lui aveva scritto il numero di uno dei tantissimi Salmi “cambiati”, il nuovo numero (quello provvisoriamente attuale).
Questo a mio parere sarebbe, anzi è (perché questo già sta avvenendo) la modalità più inaccettabile di “aggiornare” i testi alla nuova numerazione: perché si tratta di far dire a qualcuno qualcosa di diverso da quello che ha detto.
Si obbietterà: sì, è diverso, ma “punta” comunque verso ciò che lo scrivente di una tempo intendeva “puntare”. Vero, ma di alterazione comunque si tratterebbe. Cioè di una forma, comunque la si giri, di falsificazione. Per quanto fatta senza cattive intenzioni. Se si pubblica il testo di qualcun’altro si deve lasciargli dire quello che lui ha detto, non quello che intendeva dire.
una possibile soluzione
Molto meno oneroso e complicato sarebbe stato (e sarebbe) mantenere la numerazione tradizionale, accogliendo comunque le attuali risultanze degli studi biblici, ma in un modo meno distruttivo di quello praticato dalla Bibbia del 2008. Dividendo cioè sì i Salmi che l’attuale ricerca ritiene siano divisi, ma senza cambiare la numerazione di (quasi) tutti gli altri.
Ad esempio il Salmo 9, avrebbe potuto, e potrebbe, essere diviso in due, chiamando uno 9A e l’altro 9B, come due salmi diversi, ma con il numero iniziale (9) identico, e con la lettera successiva (A o B) più che sufficiente a differenziarli.
Una soluzione di compromesso, che però ... non comprometterebbe dei valori importanti, quali quelli che si sono qui sopra evidenziati.