altare, foto monache di Vitorchiano

Nell’Eucaristia il Mistero diventa familiare

«Accostarsi alla Comunione è un grido, il grido del derelitto»

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🍹 Introduzione

stralci della meditazione sull'Eucaristia tenuta da don Giussani agli studenti di Gs della Svizzera, a Friburgo, nel 1967.

testo di Giussani

«Il Mistero del Sacramento (...) è il Dio - l'invisibile, l'incomprensibile, l'incommensurabile - che si rende sensibile: non come Dio, non può Dio rendersi sensibile come Dio, ma si traduce in una presenza, in una realtà presente che io incontro, una realtà perfettamente umana Gesù era un uomo che agiva e che parlava, così come sono uomini quelli che agiscono e che parlano nel Sacramento, nel Mistero. Ed è il Mistero, il Sacramento, un gesto fatto da uomini, come, per i farisei, Gesù Cristo e quelli che lo attorniavano erano degli uomini che compivano dei gesti e che contraddicevano così la loro purissima idea del Dio inconcepibile e inimmaginabile. Così come può sembrare al razionalista di oggi una realtà assurda la pretesa che quel gesto sia il gesto con cui Dio ricostruisce un uomo, con cui la potenza dell'Altro fa di me un essere nuovo mille volte al giorno, fino a quando questa conversione si vede. Perché io che potevo essere come te, non sono come te. A quarant'anni, se vai avanti così, tu non vedrai quello che vedo io, non sentirai quello che sento io. Mentre quello che tu senti, quello che tu vedi, io lo sento e lo vedo, perché sono stato anch'io come te. Soltanto che sono più in là di te, per qualche cosa che mi è venuto addosso, che mi è venuto dentro, e non me lo sono dato io, non l'ho cavato fuori io da me stesso: questo qualcosa mi è venuto dentro stando vicino a una realtà fisica.

L'affermazione che la Confessione trasformi è puramente gratuita per chi non la usa o per chi la usa in modo da far pietà, come pratica di pietà, e non nella semplicità di quel Mistero. Ed è affermazione puramente gratuita e astratta dire che la Comunione converte, crea un uomo nuovo, sociologicamente visibile, con una mentalità diversa, con una sensibilità sterminatamente più profonda nel sentire l'uomo e i problemi del suo destino; basta non vivere la Comunione, non accostandosi oppure accostandosi in modo da fare pietà, come una pratica di pietà, e non come un mendicante che affonda sé nel Mistero di Dio, senza nessuna pretesa, ma con la certezza che la Redenzione di se stesso avverrà, apparirà quando e come Dio vorrà. Ma già avviene, già avviene dentro di sé: uno non può essere totalmente come prima vivendo quei gesti, non può esserlo.

Il pericolo supremo, dunque, per chi si accosta, è di non accostarsi alla cosa per quello che è, ma per qualcosa che immagina sia, per una riduzione in termini razionalisti o moralistici di una cosa che è puro Mistero.

(...) L'accostarsi alla Comunione è un grido, è il grido di un povero, il grido di un derelitto, che non capisce e non sente più nulla, e perciò ricorre alla forza, al Mistero, alla potenza che fa tutto e che lo convertirà; ricorre a quel Mistero di Dio diventato uomo, inseritosi nella sua vita, che lo ha raggiunto a parole e a fatti col Mistero della Chiesa e che gli dice: "Sono qui", e che ha cambiato tanti e perciò potrà cambiar te. Un giudizio e un desiderio del bene, un grido verso il bene: questo è la Comunione. Non è uno stato d'animo, un sentimento (...). In questo senso, dunque, vi invito, (...) per diventare finalmente uomini, per vivere umanamente, per rendere alle nostre azioni l'anima che a loro manca normalmente, perché si illumini e si guidi la nostra angoscia, perché la carità, cioè l'amore, sia la direttiva della vita, perché la nostra azione sempre più viva coscientemente in rapporto col grande contesto per cui nasce e in cui vive, perché la nostra vita sia cristiana, per capire cos'è Dio e che Dio è diventato uomo, per capire che cos'è la potenza di Dio, per sperimentare che Cristo è vero, per sperimentare che la potenza di Dio si è fatta vedere tra noi, io vi invito innanzitutto all'incontro col Sacramento. L'incontro con una realtà che non potete che percepire confusamente, che non potete capire: è soltanto, perci ò, come corollario strano di qualcosa d'altro che noi ci accostiamo a quei gesti. Ed è vivendoli che essi si illuminano e sempre più chiaramente descrivono al nostro spirito anche una metodologia di vita da applicare in tutti i nostri rapporti e in tutte le nostre azioni: vivere il Sacramento nella vita o rendere tutti i nostri rapporti Comunione. Ma questi sono traguardi che vengono appresso.

La prima cosa importante è incominciare. La cosa importante è riconoscere questa Presenza, il gridare a questa Presenza, perché in questa Presenza è il potere di Colui che fa tutte le cose. Esattamente come questa potenza era presente nel volto di Cristo, nell'uomo Cristo; i farisei la tolsero di mezzo esattamente come noi togliamo di mezzo i Sacramenti dalla nostra vita, la sua Presenza nella nostra vita, la sua Presenza fisica: la tratteniamo, magari, secondo la versione di un nostro sentire, la riduciamo a nostri sentimenti, la riduciamo a nostre teorie teologiche, la riduciamo a conoscenze storiche. Invece è una Presenza: così difficile da realizzare, così trascendente come realtà, così abnorme come realtà, così inassimilabile, così impermeabile, così "assurda" come realtà, così incognita come realtà. È lì il cristianesimo, e anche la comprensione e la luce nascono di lì.»