Cristo guarisce il cieco

Peguy contro il moralismo

l'etica cristiana è abbandono a un Altro

icona per espandere il menu interno
Table of Contents

🍹 Introduzione

brani tratti “Il mistero dei Santi Innocenti” (e dalla “Nota congiunta”) di Charles Péguy.

Morale è abbandonarsi a un Altro

non calcolare e progettare

«Conosco bene l’uomo. Sono io che l’ho fatto. È uno strano essere.
Perché in lui entra in gioco questa libertà che è il mistero dei misteri.
Gli si può ancora chiedere molto. Non è troppo cattivo. Non si deve dire che è cattivo.
Quando si sa come prenderlo, gli si può ancora chiedere molto.
Farlo rendere molto. E Dio sa se la mia grazia
Sa prenderlo, se con la mia grazia
So prenderlo. Se la mia grazia è insidiosa, abile come un ladro.
E come un uomo che caccia la volpe.
Io so prenderlo. È il mio mestiere. E anche questa libertà è mia creazione.
Gli si può chiedere molto cuore, molta carità, molto sacrificio.
Ha molta fede e molta carità.

Ma quel che non gli si può chiedere, Dio buono, è un po’ di speranza.
Un po’ di fiducia, insomma, un po’ di distensione.
Un po’ di resa, un po’ di abbandono nelle mie mani,
Un po’ di desistenza. Lui si irrigidisce sempre.

Ora tu, notte figlia mia, ci riesci, a volte, lo ottieni a volte questo.
Dall’uomo ribelle.
Che acconsenta, questo signore, che si arrenda un po’ a me.
Che distenda un po’ le sue povere membra stanche su un letto di riposo.
Che distenda un po’ su un letto di riposo il suo cuore indolenzito.
Che la sua testa soprattutto non funzioni più. Funziona già troppo, la sua testa. E lui crede che sia una cosa seria, che la sua testa funzioni così.
E i suoi pensieri, no, quel che lui chiama i suoi pensieri.
Che le sue idee non girino e non sbattano più nella sua testa e non suonino più come semi di zucca.
Come un sonaglio in una zucca vuota.
Quando si vede cosa sono, quel che lui chiama le sue idee.

Povero essere. Non mi piace, dice Dio, l’uomo che non dorme.
Quello che brucia nel suo letto, di inquietudine e di febbre.
Sono favorevole, dice Dio, a che ogni sera sia fatto l’esame di coscienza.
È un buon esercizio.
Ma insomma non occorre torturarsi fino a perdere il sonno.
A quell’ora la giornata è fatta e finita; non c’è più da rifarla.
Non c’è più da tornarci.
Questi peccati che vi danno tanta pena, ragazzo mio, ebbene era semplice.
Amico mio bastava non commetterli.
Nell’ora in cui potevi ancora non commetterli.
Ormai è fatta, va’, dormi, domani non ricomincerai.
Ma colui che la sera andando a letto fa piani per l’indomani.
Costui non mi piace, dice Dio.
Lo sciocco, non sa neanche come sarà fatto domani.
Non conosce neanche di che colore sarà il cielo.
Farebbe meglio a dire la sua preghiera. Non ho mai rifiutato il pane del giorno dopo.

Colui che è nella mia mano come il bastone nella mano del viaggiatore, costui mi è gradito, dice Dio.
Colui che è nelle mie braccia come un neonato che ride, E che non si preoccupa di niente,
E che vede il mondo negli occhi di sua madre, e della sua balia,
E che non lo vede e non lo guarda che lì,
Costui mi è gradito, dice Dio.
Ma colui che fa dei calcoli, colui che in se stesso, nella sua testa, per l’indomani
Lavora come un mercenario.
Lavora spaventosamente come uno schiavo che gira una ruota in eterno.
(E detto fra noi come un imbecille.)
Ebbene costui non mi è gradito affatto, dice Dio.
Colui che si abbandona mi piace. Colui che non si abbandona non mi piace, è così semplice.
Colui che si abbandona non si abbandona ed è l’unico a non abbandonarsi.
Colui che non si abbandona si abbandona ed è l’unico ad abbandonarsi.»


No al rimorso

frutto della moralistica ricerca della coerenza.

Il problema non è raggiungere la coerenza, ma abbandonarsi a un Altro, del Padre (come nel sì di Pietro).

«Fate il vostro esame di coscienza, ma che sia come pulirvi le scarpe.
E non sia invece che vi portiate nel tempio
I fanghi e il ricordo del fango del cammino
E non sia che portiate sulla gran soglia della mia notte
Le tracce, le macchie del fango
Delle vostre sporche vie del giorno.
Lavatevi la sera. Così, fate il vostro esame di coscienza. Non ci si lava di continuo.
Siate come quel pellegrino che prende l’acqua benedetta entrando nella chiesa
E che si fa il segno della croce. E poi entra nella chiesa.
E non prende di continuo dell’acqua benedetta.
E la chiesa non è fatta solo di acquasantiere.
C’è quel che è prima della soglia. C’è quel che è sulla soglia.
E c’è quel che è dentro la casa.
Bisogna entrare una volta, e non uscire ed entrare sempre.
Siate come quel pellegrino che non guarda più che il santuario.
E che non sente più.
E che non vede più che quest’altare su cui mio figlio è stato sacrificato tante volte.
Imitate quel pellegrino che non vede più che il bagliore
Risplendente di mio figlio
Entrate nella mia notte come a casa mia. Perché lì mi sono riservato
Di essere colui che ospita.
E se avete assolutamente qualcosa da offrirmi
La sera andando a letto
Che sia anzitutto una preghiera di ringraziamento
Per tutti i servizi che vi rendo
Per gli innumerevoli benefici di cui vi colmo ogni giorno
Di cui vi ho colmato quel giorno stesso.
Ringraziatemi prima, è la cosa più urgente
Ed è anche la più giusta.
Quindi che il vostro esame di coscienza
Sia una volta fatto un rastrellamento
E non invece un trascinamento tra macchie e sudiciume.»

Dio non vuole imporsi

ma rispetta la nostra libertà

«Bisogna amare queste creature come sono.
Quando si ama un essere, lo si ama come è.
Non ci son che Io ad essere perfetto.
È anche per questo forse
Che so cos’è la perfezione
E che chiedo meno perfezione a questa povera gente.
Lo so, io, quanto è difficile.
E quante volte mentre faticano tanto nelle loro prove
Ho voglia, sono tentato di mettere loro la mano sotto la pancia
Per sostenerli nella mia larga mano
Come un padre che insegna a suo figlio a nuotare
Nella corrente del fiume
E che è diviso fra due sentimenti.
Perché da un lato se lo sostiene sempre e lo sostiene troppo
Il bambino si attaccherà e non imparerà mai a nuotare.
Ma anche se non lo sostiene al momento giusto
Questo bambino berrà un sorso cattivo.
Così sono io quando insegno loro a nuotare nelle loro prove
Anch’io sono diviso fra questi due sentimenti.
Perché se li sostengo sempre e li sostengo troppo
Non sapranno mai nuotare da soli.
Ma se io non li sostenessi proprio al momento giusto
Questi poveri bambini berrebbero forse un sorso cattivo.
Tale è la difficoltà, talmente grande.
E tale è la duplicità stessa, la doppia faccia del problema.
Da un lato bisogna che facciano la loro salvezza da soli.

[...]

Tale è il mistero della libertà dell’uomo, dice Dio,
E del mio governo su di lui e sulla sua libertà.
Se lo sostengo troppo, non è più libero.
E se non lo sostengo abbastanza, va giù.
Se lo sostengo troppo, espongo la sua libertà
Se non lo sostengo abbastanza, espongo la sua salvezza:
Due beni in un certo senso quasi ugualmente preziosi.
Perché questa salvezza ha un prezzo infinito.
Ma che cosa sarebbe una salvezza che non fosse libera?
Come potrebbe qualificarsi?

[...]

Tale è il mistero della libertà dell’uomo.
Tale è il prezzo che diamo alla libertà dell’uomo.
Perché io stesso sono libero, dice Dio, e ho creato l’uomo a mia immagine e somiglianza.
Tale è il mistero, tale è il segreto, tale è il prezzo
Di ogni libertà.
La libertà di questa creatura è il più bel riflesso che c’è nel mondo
Della Libertà del Creatore.»


Da Charles Péguy, Il mistero dei santi innocenti.

contro i moralisti che si credono “onesti”

Le «persone oneste» non si lasciano bagnare dalla grazia. E una questione di fisica molecolare e globulare. Ciò che si definisce morale è uno strato che rende l’uomo impermeabile alla grazia. Da ciò deriva che la grazia agisce sui più grandi criminali e rialza i più miseri peccatori. Perché essa ha cominciato col penetrarli, col poterli penetrare. E da ciò deriva che gli esseri che sono a noi più cari, se sono sfortunatamente ricoperti di morale, sono intaccabili dalla grazia, impenetrabili. [...]

Perciò niente è contrario a ciò che si definisce (con un nome un po’ vergognoso) religione quanto ciò che si definisce morale. La morale ricopre l’uomo contro la grazia. [...]

La morale è una proprietà, un regime e certamente un gusto della proprietà. La morale ci fa proprietari delle nostre povere virtù. La grazia ci dà una famiglia e una razza. La grazia ci fa figli di Dio e fratelli di Gesù Cristo.

dalla Nota congiunta su Cartesio e la filosofia cartesiana