Il distacco, condizione di un rapporto vero

il sacrificio di una amicizia tropo naturale

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🍹 Introduzione

In questo brano, tratto dalla Storia di un'anima, la sua autobiografia, Santa Teresina testimonia una grande lucidità di giudizio e la disponibilità al sacrificio per distaccarsi da un'amicizia troppo fondata su motivi di simpatia naturale, e per viverla interamente alla luce di Cristo

«A quindici anni, quand’ebbi la felicità di entrare nel Carmelo, trovai una compagna di noviziato la quale mi aveva preceduta di qualche mese; aveva otto anni più di me, ma il suo carattere infantile faceva dimenticare la differenza di età; perciò ella ebbe ben presto, Madre mia, la gioia di vedere le due piccole postulanti intendersi a meraviglia e divenire inseparabili. Per favorire quest’affetto nascente che a lei sembrava dovesse portare dei frutti, ci aveva permesso di avere insieme di quando in quando dei piccoli colloqui spirituali. La mia cara compagna m’incantava con la sua innocenza, col suo carattere espansivo, ma d’altra parte io stupivo vedendo come l’affezione che ella nutriva verso di lei era molto diversa da quella che nutrivo io. Avrei desiderato anche che cambiasse varie cose nella sua condotta riguardo alle consorelle. Fin da quel tempo il buon Dio mi fece capire che la sua misericordia non si stanca di attendere certe anime, alle quali dà la sua luce soltanto per gradi, perciò mi guardavo bene dall’anticipare l’ora della mia consorella, e aspettavo pazientemente che piacesse a Gesù farla arrivare.

Riflettendo un giorno al permesso che lei ci aveva dato di intrattenerci come è detto nelle nostre sante costituzioni: «Per infiammarsi di più nell’amore del nostro Sposo», pensai con tristezza che le nostre conversazioni non raggiungevano lo scopo desiderato. Allora il Signore mi fece sentire che il momento era venuto, e che non bisognava più temere di parlare, oppure che dovevo cessare quelle conversazioni; esse somigliavano, infatti, ai colloqui fra amiche nel mondo. Quel giorno era un sabato; l’indomani, durante il mio ringraziamento, supplicai il Signore di ispirarmi parole dolci e convincenti, o piuttosto di parlare egli stesso per mezzo mio. Gesù esaudì la mia preghiera, permise che il risultato colmasse interamente la mia speranza, perché: «Coloro che volgeranno i loro sguardi verso lui, saranno illuminati» (Salmo XXXIII) e «la luce si è alzata nelle tenebre per coloro che hanno il cuore retto». La prima parola si rivolge a me e la seconda alla mia compagna, la quale veramente aveva il cuore retto. Arrivata l’ora nella quale avevamo risoluto di stare insieme, la povera sorellina gettando gli occhi su me vide subito che non ero più la stessa; si sedette accanto a me arrossendo, e io, appoggiando la sua testa sul mio cuore, le dissi, con le lacrime nella voce, tutto quello che pensavo di lei, ma con espressioni così tenere, mostrandole un affetto così grande, che ben presto le sue lacrime si confusero con le mie. Riconobbe con grande umiltà che tutto quello che dicevo era vero, mi promise di cominciare una nuova vita e mi chiese come una grazia di avvertirla sempre riguardo alle sue mancanze. Finalmente, nel momento di separarci, il nostro affetto era divenuto tutto spirituale, non c’era più niente di umano. In noi si attuava quel passo della Scrittura: «Il fratello che è aiutato dal fratello è come una città fortificata».»

Da Teresina di Lisieux, Storia di un'anima, §§ 306/307.