Francesco I: possibili limiti
primato della prassi sulla ontologia?
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Francesco Bertoldi
🍹 Introduzione
papa Francesco è stato un grande papa e un sant'uomo, ma come ogni essere umano qualche limite lo ha avuto. Il maggiore pare sia quello di non gradire tutto ciò che gli sembra elitario e antiegualitario, anche quando ciò potrebbe essere frutto di una azione soprannaturale.
un primato della prassi sull'ontologia?
Dall'inizio del suo pontificato c'è stato chi ha accusato papa Bergoglio di privilegiare la prassi rispetto all'ontologia, il fare rispetto al fondamento del fare. A lungo ho pensato che tale accusa fosse eccessiva e ingiusta. Se un limite egli poteva avere era piuttosto in un accentuato egualitarismo.
L'ultimo segmento del suo pontificato, tuttavia, mi costringe a rivedere la questione. Il problema interpretativo mi pare si possa riassumere in questa domanda: è il suo egualitarismo ad averlo spinto verso un primato della prassi che diventava adattamento all'esistente? O è vero piuttosto il contrario?
Confesso di non saper rispondere in modo definitivo a questa domanda. A titolo di ipotesi, però, ritengo più probabile la seconda alternativa, perché la questione del metodo (quale è quella del rapporto ontologia/prassi) è in genere prioritaria rispetto alle questioni contenutistiche (come lo sono quelle legate al tema dell'egualitarismo).
E che sia così appare confermato da certe scelte di papa Bergoglio, come quella, relativa a CL, di appoggiare incondizionatamente una leadership che era su molti punti ben lontana da lui dal punto di vista contenutistico (la questione migranti, la tematica ambientale, i temi relativi alla famiglia e alla vita), ma gli era vicina dal punto di vista metodologico (la “normalizzazione” dei carismi). In ogni caso questo limite non comprometterebbe la grande fede di papa Francesco, o il suo grande amore per gli ultimi.
Ma, in generale, un certo primato della prassi, appare da diversi suoi comportamenti, quantomeno compatibili con l'idea che sia impossibile farsi un esatto giudizio su come stiano davvero le cose (ripetiamolo ancora: non riguardo al dogma o alle grandi questioni della vita, ma riguardo a questioni particolari), per cui la cosa importante è “andare d'accordo”.
Dove ci sono contrasti, infatti, non sembra che egli sia stato più di tanto interessato a capire come stiano le cose, come sia l'ontologia, fino a che punto abbia ragione l'uno e fino a che punto abbia ragione l'altro.
Ma tutto si concentrava sulla raccomandazione pratica alla riconciliazione. Che però, se non è fondata sull'ontologia, sulla verità, rischia di avvalorare l'ingiustizia.
Ciò si è evidenziato in almeno due casi:
- quello dei movimenti ecclesiali
- e quello dell'attacco al'Ucraina.
Nel primo caso non sembra che papa Bergoglio abbia fatto il possibile per farsi l'idea più precisa possibile di come stessero le cose, laddove vi erano dei contrasti all'interno dei movimenti. È come se avesse disperato di poter fondare il suo giudizio sull'ontologia, e perciò egli ha puntato tutto sulla prassi: “mettetevi d'accordo", “non litigate”.
Qualcosa del genere è accaduto con l'invasione russa dell'Ucraina. Il papa, piuttosto che chiamare le cose con il loro nome, ha sempre spinto per un accordo a qualsiasi costo. Anche se, su questo, ha probabilmente pesato anche il suo anti-americanismo, di cui si parla qui sotto.
Giovanni Paolo II, ad esempio, avrebbe fatto così? Lui che disse «mafiosi pentitevi», senza tanti giri di parole, e men che meno invitando lo Stato a patteggiare con la mafia.
Avrebbe fatto così lo stesso, mite e umile, Paolo VI, che disse ai brigatisti, «uomini delle Brigate Rosse, liberate Aldo Moro», «senza porre condizioni». Aveva cioè ben chiaro che non c'erano due parti che dovevano mettersi d'accordo, ma ce n'era una che stava facendo del male, ed è a quella parte che lui si rivolge. Senza proporre delle trattative con l'aggressore, ma invitando l'aggressore a pentirsi.
un egualitarismo “spinto”
Papa Bergoglio ha avuto una sensibilità “sociale”: è sempre stato molto attento agli ultimi, alle periferie. Per lui che gli esseri umani siano “fratelli tutti” non era uno slogan, ma qualcosa che plasmava profondamente il suo pensiero e la sua azione.
Questo lo portava a sentire fortemente il valore dell'eguaglianza tra gli esseri umani, al punto da essere infastidito da tutto ciò che potrebbe comprometterla. Come il fatto che ad alcuni sia dato ciò ad altri non è. E questo probabilmente contribuiva a spingerlo a una certa diffidenza anche verso ciò che, anche nella Chiesa, può costituire una differenza - tra chi avrebbe di più e chi avrebbe di meno: è il caso dei fenomeni carismatici, i fenomeni di intensificazione, per così dire, della manifestazione del Soprannaturale.
verso i movimenti ecclesiali
Se è così, qui ha origine, probabilmente, una simpatia per i movimenti ecclesiali decisamente minore di quella nutrita dai suoi due predecessori sulla Cattedra di Pietro.
verso le apparizioni mariane
Analogamente, qui potrebbe aver origine anche il suo scarso entusiasmo, una certa sua, per quanto garbata, dubbiosità nei confronti di quell'altro fenomeno carismatico che sono le apparizioni, come le apparizioni mariane.
insomma verso i carismi
Sia i movimenti ecclesiali, sia le apparizioni mariane sono delle intensificazioni della manifestazione del Mistero, in cui ad alcuni è dato ciò che ad altri non lo è. E, come si diceva, questo pare non piacesse a papa Bergoglio.
Per lui «la Gloria di Colui che tutto move», non si manifesta «in una parte più e meno altrove» (Dante, Paradiso, Canto I), ma si distribuisce “a pioggia” su tutta la Sua creazione, o almeno su tutta la realtà ecclesiale. Lo spazio ecclesiale è uno spazio isotropo, non anisotropo: non ci sono regioni soprannaturalmente più dense e altre meno dense. O, al limite, se ci sono, lo sono nella misura del loro merito, nella misura cioè in cui alcuni esseri umani usano il loro libero arbitrio meglio di altri, e non perché il Mistero dia ad alcuni qualcosa che ad altri non dà, senza loro merito.
Un terzo sintomo di questa scarsa simpatia per delle emergenze speciali del Mistero potrebbe essere la sua scarsa propensione alle canonizzazioni, differenziandosi in questo da un Giovanni Paolo II, che aveva elevato agli onori degli altari un numero decisamente alto di persone.
qualche osservazione valutativa
Ci sia consentita qualche breve e rispettosa osservazione.
1) Sui movimenti ecclesiali, anzitutto. Le riserve di papa Bergoglio sul possibile anti-egualitarismo dei movimenti, sulla loro possibile valenza “aristocratica”, non erano prive di qualche fondamento. Per il peccato originale e per l'influsso del Maligno, può capitare (almeno in alcuni, e/o, almeno un po') che chi ha ricevuto un dono tenda ad impossessarsene, e faccia un po' il “primo della classe”, guardando poco o tanto dall'alto in basso gli altri credenti e appartandosene. Questa però è una degenerazione dei fenomeni carismatici, non la loro, intrinseca e necessaria, natura.
2) Analogo discorso si potrebbe fare per le apparizioni mariane. Possono anche lì esserci delle degenerazioni: pellegrini esaltati, ad esempio, che a Medjugorje scambiano per presunte visioni mariane quelli che sono in realtà banali fenomeni atmosferici o di rifrazione della luce. O comunque ci può essere chi, entusiasta di Medjugorje, la antepone alla normale vita di fede e alla sua dimensione comunitaria. Ma anche questo non è l'essenza di un fenomeno carismatico di apparizione mariana, ma una sua (patologica) degenerazione.
in ogni caso
Non sarebbe però giusto vedere l'“egualitarismo” di papa Bergoglio in termini esclusivi, o anche solo prevalenti, di limitatezza: esso è frutto, come si diceva all'inizio, della sua passione per ogni essere umano.
E lui lo ha dimostrato con scelte anche costose, come il suo andare, quando era arcivescovo di Buenos Aires, sui mezzi pubblici come uno qualsiasi, a trovare i poveri delle periferie. Karol Wojtyła, da giovane prete, faceva delle gite con giovani che condividevano (o che erano invitati a condividere) la sua esperienza di fede, diciamo delle “truppe scelte”, una porzione ben precisa di umanità, in cui il Mistero si rendeva più trasparente; e diventato papa, amava circondarsi, ad esempio, dei giovani di CL con cui si trovava bene, e con cui festeggiò talvolta il suo compleanno. È uno stile cristiano. Quello di Bergoglio, che si mescolava in mezzo alla gente più anonima e diseredata delle periferie è comunque stato uno stile in qualche modo cristiano.
adattamento “spinto”?
la formazione gesuitica
L'egualitarismo spirituale, di cui si è appena parlato, è una delle componenenti che potrebbero spiegare la tendenza di papa Bergoglio a una grande condiscendenza verso il comportamento effettivo degli esseri umani.
L'altra componente è la sua formazione gesuitica. È noto infatti che la Compagnia di Gesù ha sempre dimostrato una grande adattabilità, una notevole elasticità di adattamento alle circostanze concrete in cui si trovano gli esseri umani.
Nella storia della Compagnia questo ha significato, in positivo, una valorizzazione di quanto di genuino vi è nelle tradizioni extra-europee. Si veda ad esempio il caso dei missionari gesuiti, che seppero adattare la liturgia cattolica alla mentalità asiatica (anche se poi il loro tentativo suscitò tali riserve a Roma da dover essere abbandonato), o in America Latina diedero vita a quell'interessantissimo fenomeno di adattamento allo stile di vita degli indios che furono le reducciones.
Tuttavia è esistita anche, in negativo, una degenerazione di questa tendenza adattativa: quando Pascal se la prendeva con il una “manica larga” non certamente verso di sé, ma verso altri con cui avevano a che farelassismo presente nella Compagnia era mosso anche da un rigorismo giansenistico unilateralmente severo, ma qualcosa di vero c'era nel vedere la casuistica teorizzata da alcuni teologi gesuiti (e praticata, a quanto pare, da gesuiti soprattutto nelle corti cattoliche) come una accondiscendenza (l'aggettivo necessita certamente di essere chiarito: non si tratta di preferire il rigorismo al lassismo, ma di centrarsi su un Avvenimento buono, che ci può realmente liberare da quel male, che ci fa male)“eccessiva” alla debolezza morale umana, un abbassamento dell'asticella non del tutto evangelico, perché poco consapevole della potenza della Grazia.
in papa Bergoglio
Si potrebbe dire che papa Francesco non avrebbe mai scritto una enciclica come la Veritatis Splendor? Certo, l'impostazione data all'etica da papa Bergoglio non è esattamente sovrapponibile a quella di Giovanni Paolo II. Ma questo non va necessariamente a suo demerito: da un lato infatti egli non amava affermazioni di principio freddamente austere, ma questo non gli impediva, dall'altro, di dare, con cura e affetto realmente paterni, delle utilissime indicazioni pratiche. Egli è insomma stato tutt'altro che indifferente all'agire del popolo di Dio affidatogli. Memorabili sono le sue, così utili, indicazioni per vivere una positiva vita relazionale (anzitutto intra-familiare): le tre parole-chiave
- “permesso” (cioè l'affermazione dell'altro come mistero, degno di infinito rispetto),
- “scusa” (cioè il riconoscimento del male che io posso fare all'altro, e che il Maligno tende a minimizzare), e
- “grazie” (cioè il riconoscimento del bene che l'altro può fare a me, e che, anche qui, il Maligno tende a minimizzare).
Sull'Amoris Laetitia papa Francesco è stato accusato, come si è sopra visto, di accondiscendere troppo alla debolezza umana. Analogamente si potrebbe dire sulla questione del celibato sacerdotale, o sulla benedizione delle coppie dello stesso sesso. In tutte queste scelte gioca sempre la stessa tendenza di adattamento all'esistente, prevalente rispetto a una precettività universalizzante.
Si è cercato di spiegare come ciò non sia indizio di relativistica assenza di giudizio. Ci si potrebbe chiedere, però, quanto questa preoccupazione, tipicamente gesuitica, di fare i conti con il concretamente esistente, unita al suo modo di declinare il concetto guardiniano di Gegensatz, non lo abbia portato, sia pur con le migliori intenzioni del mondo, a smussare un po' troppo il giudizio.
Ma, come accennato, anche questo è un tratto tipicamente gesuitico: “prega come se tutto dipendesse da Dio, agisci come se tutto dipendesse da te”. Dove poi è la seconda frase quella che di fatto predomina. Si raccontava, per esemplificare umoristicamente le differenze tra le spiritualità dei diversi ordini religiosi questo aneddoto: si trovano insieme un domenicano, un francescano, un benedettino e un gesuita. A un certo punto va via la luce. Allora il domenicano inizia un dotto discorso sulla natura della luce e della tenebra, il francescano inizia a fare penitenza, il benedettino si immerge in profonda preghiera. E .. a un certo punto ... la luce torma. Che cosa è successo? Il gesuita è andato a tirar su la leva. Insomma, nella spiritualità ignaziana l'esigenza di raggiungere un risultato pratico è molto forte, rispetto alla preoccupazione di acclarare la verità in sé stessa.
l'anti-americanismo
Nel modo con cui papa Francesco ha affrontato la questione dell'invasione russa dell'Ucraina si potrebbe vedere il possibile lato negativo della sua “accondiscendenza” ai limiti umani, come pure della sua ritrosia a discernere con esattezza i tratti della realtà nella sua ontologica nitidezza, di cui si è appena parlato; il rifiuto cioè di applicare in modo rigido un criterio universale (in questo caso: “non si invadono gli Stati”). E difficilmente si potrebbe contestare che nel suo atteggiamento qualcosa abbia pesato un suo, radicato e radicale, anti-americanismo.
Un anti-americanismo che probabilmente era radicato nell'uomo Jorge Mario Bergoglio in quanto, per dirla in modo estremamente e rozzamente semplificatore, “progressista latinoamericano”.
Anche qui, non si tratta di qualcosa di totalmente privo di fondamento: gli Stati Uniti hanno certamente commesso molti errori in America Latina, a partire dal loro stesso, interessato, appoggio al distacco delle ex-colonie spagnole dalla madrepatria (vedi “Dottrina Monroe”). Questo però rischia di diventare unilaterale e distorcente se porta a rischiare di giustificare chi, come oggi avviene, fa molto peggio di quanto abbiano fatto e facciano gli Stati Uniti.