
La Chiesa
presenza di Cristo nella storia
Table of Contents
di tutta la parte di gioia
riservata a questo triste mondo» (Bernanos)
Francesco Bertoldi
introduzione
come rimane presente Gesù Cristo nella storia dopo la Sua ascensione in cielo? Mediante i Suoi, la comunione dei Suoi, ossia la Chiesa.
La Chiesa ha inizio con i Dodici Apostoli che Gesù stesso scelse
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, [3] Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, [4] Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì.
Mt, 10, 2-4
Ad essi poi si aggiunsero molti altri, grazie alla testimonianza dei primi Dodici, come raccontano gli Atti degli Apostoli, che è il racconto della vita della primitiva comunità cristiana, la Chiesa, e del suo contrastato (dalle autorità religiose ebraiche) diffondersi.
Tale realtà aggregativa umana, che si è sempre pensata come il luogo della presenza di Cristo, si è poi, come è noto, andata espandendo sempre più: è la Chiesa. Ovvero il “Corpo di Cristo”, ovvero anche il “popolo di Dio”.
la struttura gerarchica
Chiesa > clero
Per molto tempo, soprattutto nel periodo tridentino per “Chiesa” moltissimi intendevano “clero”, ossia sacerdoti e vescovi.
Ora è vero che nella Chiesa il clero ha una funzione particolarmente importante: quella di amministrare i sacramenti, e in particolare l'Eucarestia, che sono i canali privilegiati attraverso cui passa la grazia.
Tuttavia la Chiesa è qualcosa di ben più ampio del clero: ne fanno parte (visibilmente) tutti i battezzati, quindi non solo il clero, ma anche i “laici”.
la gerarchia
Tuttavia, per scelta del Fondatore, Gesù Cristo, non tutti, nella Chiesa, hanno le stesse funzioni. Cristo infatti ha affidato agli Apostoli una funzione che non ha affidato a qualunque suo “seguace”. E, tra gli Apostoli, ha affidato a uno, Pietro, qualcosa che non ha affidato agli altri undici, nemmeno al suo discepolo prediletto, Giovanni.
Nella Chiesa, i vescovi sono ritenuti i successori degli Apostoli, e il Papa, vescovo di Roma, è ritenuto successore del primo degli Apostoli, Pietro. Ogni vescovo, che detiene la ad esempio lui solo può somministrare il sacramento della cresima, o ordinare nuovi sacerdoti“pienezza del sacerdozio”, si fa aiutare nel suo ministero da dei presbiteri, o sacerdoti (comunemente chiamati anche questa parola, benché di uso largamente più comune, può anche essere usata in senso spregativo, mentre le altre due menzionate costringono a riconoscere un elemento di sacralità in chi è sacerdos in aeternumpreti), a cui concede di poter esercitare le più basilari funzioni sacerdotali. I presbiteri, a loro volta, possono farsi aiutare dai diaconi, a cui sono conferite, dal vescovo, ben più limitate funzioni sacerdotali (come battezzare, benedire matrimoni, assistere i malati con il viatico, leggere e commentare il Vangelo).
il senso della gerarchia ecclesiastica
Il fatto che papa, vescovi e sacerdoti abbiano una funzione speciale, indispensabile per la vita della Chiesa, non implica che essi (ossia il clero) siano più buoni e più santi degli altri credenti. Come si vedrà qui sotto parlando del fattore umano nella Chiesa.
È anche per questo che il Concilio di Trento ha (giustamente) chiarito che i sacramenti, ossia la principale “opera” del clero, sono validi indipendentemente dalla santità personale di chi li amministra: con sintetica formula latina, si dice “ex opere operatum”; ciò significa che l’operatum, cioè l’effetto del sacramento, la sua sostanza oggettiva, la sua validità oggettiva, non dipende dall’operante (il soggetto, il sacerdote o il vescovo), da colui che amministra il sacramento, ma ma dall’opera (“ex opere”), dalla azione sacra, dal fatto che il rito venga “eseguito” in modo canonico, regolare. Ad esempio un sacerdote che fosse in stato di peccato mortale, magari per aver ammazzato 10 persone, potrebbe validamente consacrare il pane e il vino, che diventerebbero così realmente corpo e sangue di Cristo, o potrebbe validamente dare l’assoluzione a chi si confessasse da lui (per peccati molto meno gravi dei suoi).
la natura divino-umana della Chiesa
Luogo della presenza di Cristo, Suo Corpo, la Chiesa ha essa pure una “doppia natura”: essa è umana, fatta da esseri umani, imperfetti e peccatori, ma al tempo stesso in lei, nonostante i limiti umani, alberga il Suo Signore, ossia essa è in qualche modo, per grazia, divina.
In quanto umana la Chiesa è intessuta di limiti, i limiti delle persone umane che ne fanno parte:
- limiti cognitivi e temperamentali e
- limiti morali
umana
La Chiesa non è e non protende di essere una società di “perfetti”: fin dagli inizi del resto gli Apostoli, e lo stesso principe degli Apostoli, Pietro, vivente Cristo, si rivelano pieni di difetti. Ma non è questo il punto: il Fondatore non si lascia fermare dai limiti e dai peccati di chi ha chiamato.
La sua prospettiva è diversa da quella, moralistica, dei farisei, che, non potendo far conto sulla grazia soprannaturale, erano costretti a esigere in modo irrealisticamente esigente una perfezione ineccepibile, che poi in realtà implicava un abbassamento dell’asticella morale a pura esteriorità, dando luogo a umanità definite da Cristo “sepocri imbiancati, pieni di ossa marce” (Mt 23,27-32).
La Sua prospettiva invece poggia sulla potenza dall’alto, sul fatto che è un Altro, il Padre, infinitamente più grande di ogni umana immaginazione, pensiero o capacità, che ci dà la forza di essere quello che Lui vuole, senza farsi fermare dai nostri sbagli. Alla sola condizione che ci lasciamo ri-alzare da Lui. Senza misurare.
Per questo il limite, il peccato, non sono una obiezione. Né in noi, né negli altri: nella misura in cui uno è sincero con sé stesso, vede quanto grande è il male in lui, e non si scandalizza perciò del male che è negli altri, nemmeno del male, e del limite, che è nella Chiesa. Anche per questo S.Ambrogio parlava della Chiesa come “casta meretrix”, casta meretrice, cioè al tempo stesso santa e peccatrice.
... e divina
il dato ...
Ma, pur con tutto il limite umano, la Chiesa è il luogo della presenza di Cristo. Anzitutto perché è nella Chiesa, come comunione ecclesiale, che si può sperimentare la “comunione”, cioè la unità tra i credenti, una unità di cui le forze umane non sono capaci, ed avere così una prima prova esistenzialmente persuasiva della verità del Cristianesimo. Se infatti nella Chiesa, che dice di essere la continuità della presenza di Cristo nella storia, si verifica un fenomeno sommamente positivo, la unità tra esseri umani, al di là di quanto possa essere scientificamente e razionalmente spiegato, allora questo rimanda a un fattore che va oltre quanto la scienza e la ragione possono spiegare, cioè a un fattore soprannaturale, divino. Se nell’umano della Chiesa è presente del divino, allora abbiamo motivo di credere che Cristo sia realmente Figlio di Dio.
E non è tutto: l’eccezionalità della comunione ecclesiale dimostra la divinità di Cristo non solo perché permette una unità tra esseri umani altrimenti impossibile, ma anche perché dà ad ogni essere umano che la prenda sul serio, la riconosca come luogo della presenza di Cristo, delle capacità di conoscenza e di azione impossibili alle sole forze umane.
... e le sue condizioni di possibilità
Chiediamoci ora: come è presente il divino nell’umano della Chiesa? In virtù della grazia, l’energia soprannaturale con cui lo Spirito Santo assimila gli esseri umani che lo accettano a Cristo, rendendoli membra consapevoli del Suo Corpo totale, e la grazia passa soprattutto attraverso i sacramenti, in primo luogo il Battesimo e l’Eucarestia, ma in qualche modo anche attraverso l’ascolto e la meditazione della Sacra Scrittura.
Origene spiegava che il Corpo totale di Cristo (che ha il suo asse portante nella Chiesa visibile) è sostanziato dall’alimento del Suo “corpo biblico” (la Sacra Scrittura) e del Suo “corpo eucaristico” (l’Eucarestia). In qualche modo vi è quindi una circolarità tra la Chiesa e i due grandi fattori che la alimentano, la Bibbia e i Sacramenti: la Chiesa amministra i Sacramenti, in qualche modo li fa, ma al tempo stesso ne è fatta; analogamente spiega la Sacra Scrittura, ma è da essa alimentata e in qualche modo “spiegata”.
per proseguire
📚 Bibliografia essenziale
- Concilio Vaticano II, Lumen gentium. Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Roma 1964(
o
).
Yves Congar, Diversités et communion, Paris 1982, tr.it. Diversità e comunione, Cittadella, Assisi 1983 (o
).
Henri De Lubac, Catholicisme, Paris 1938, tr.it. Cattolicismo, Jaca Book, Milano 1978 (o
).
Henri De Lubac, Méditation sur l'Eglise, Paris 1953, tr.it. Meditazioni sulla Chiesa, Jaca Book, Milano (o
).
Luigi Giussani, Perché la Chiesa, Milano 19901, 20032(o
)[Giussani spiega perché è la Chiesa cattolica a custodire la verità integrale del Cristianesimo].
Jacques Maritain, De l'Eglise du Christ, Paris 1970, tr.it. La Chiesa di Cristo, , (o
).
Johann Adam Möhler, Die Einheit der Kirche. oder das Princip des Katholicismus, dargestellt im Geiste der drei ersten Jahrhunderte, Tübingen 1825, tr.it. L'unità nella Chiesa, Città nuova, Roma 1969 (o
).
Hans Urs von Balthasar, Sponsa Verbi. Skizzen zur Theologie I, Einsiedeln 1967, tr.it. Sponsa Verbi, Morcelliana, Brescia 1985 (o
).