Note sul protestantesimo
una sfiducia nella Garzia
Table of Contents
Francesco Bertoldi
in sintesi
Come ci si rapporta a Cristo, secondo il protestantesimo? Attraverso la Bibbia, cioè un libro, per quanto sacro.
Ma, come si è già notato, non è questo il metodo degli inizi cristiani: San Pietro e gli Apostoli non hanno incontrato un Libro, ma un Uomo.
Quindi il metodo protestante per rapportarsi a Cristo non appare adeguato, perché diverso dal metodo delle origini.
una insoddisfazione parzialmente giustificata
Certo, pur avendo sbagliato la cosa più importante, occorre riconoscere che qualche ragione Lutero comunque la aveva per ribellarsi a come la Chiesa cattolica del suo tempo presentava il Cristianesimo.
Non tanto per via di difetti morali, nel Papato e nel clero, che pure c'erano e non erano un bello spettacolo. Ma, fossero stati solo quelli, la rivolta protestante sarebbe stata totalmente priva di ragioni. A quel punto infatti, Lutero e gli altri avrebbero dovuto fare quello che hanno sempre fatto i Santi: non accusare gli altri, non lamentarsi degli altri, ma prendere loro sul serio fino in fondo il rapporto con Dio, in Cristo.
Il fatto è che c'erano nella Chiesa tardomedioevale dei limiti ben più gravi, ossia
- il prevalere, in ambito teologico, di una interpretazione tendenzialmente razionalistica del Cristianesimo: la tarda Scolastica dava troppo spazio al ragionamento e troppo poca alla vita e alla Scrittura;
- e il conseguente prevalere di una impostazione tendenzialmente moralistica, come se l'uomo Luteropotesse salvarsi con le sue forze, impegnando molto la sua volontà, e trascurando così il sanguinante bisogno di aiuto, dell'aiuto della grazia divina, che sola ci può salvare, che sola può salvare il nostro umano.
Insomma, il cattolicesimo tardomedioevale e rinascimentale, non nella sua totalità, perché non mancarono certo grandi santi, ma come linea prevalente, tendeva a un riduzionismo mai ereticale, ma comunque superficiale. Non avvertiva adeguatamente da un lato la drammaticità del bisogno umano, e dall'altro la necessità della grazia, e la realtà della Iniziativa divina che ce la elargisce, anzitutto venendoci storicamente incontro in presenze che la testimoniano. Si tendeva a ridurre. A ridurre il Cristianesimo a qualcosa di «umano, troppo umano», per dirla con Nietzsche.
Lutero, che era una personalità fortemente religiosa, avvertiva invece con acume drammatico la insufficienza di un approccio superficiale alla fede, e finì così (sbagliando) col mettersi in rotta di collisione con un Papato, che non seppe valorizzare la parte di verità della posizione luterana.
una risposta gravemente inadeguata
Rimane che, pur avendo qualche ragione, Lutero imbocca una strada fortemente sbagliata, proponendo un rimedio peggiore del male.
- È infatti sì vero che l'uomo, dopo il peccato originale, è in una condizione di forte debolezza morale, ma non al punto da non poter decidere di accogliere quella grazia che inizia a sanarlo e, nella misura in cui è accolta, cambia la vita, la umanizza, pur sempre in una lotta mai finita finché dura la vita presente;
- è anche vero che la teologia tardomedioevale e rinascimentale soffriva di un logicismo astratto, una ragione astratta vi era diventata ipertrofica, a discapito della vita; ma ad essere sbagliato era l'uso della ragione, non la ragione, e quindi non era giusto disprezzare completamente la ragione, chiamandola, come pare abbia fatto Lutero, “la prostituta del diavolo”;
Il soprannaturale non lievita l'umano
Di più: se Lutero avverte l'insufficienza di come veniva proposto il Cristianesimo dalla Chiesa cattolica del suo tempo, ossia come troppo ridotto a una misura puramente umana, la sua posizione rimane prigioniera della stessa radice, dello stesso presupposto di quella riduzione: ossia pensare che tutto si risolva, si debba risolvere, dentro un orizzonte di di capacità umane. Dimenticando così l'Iniziativa di Dio.
Ce la dobbiamo cavare da soli: ecco il presupposto comune al cattolicesimo, a molto cattolicesimo tardomedioevale, e a a Lutero. Con l'unica differenza che
- per il primo ce la possiamo fare (dimostrando così una superficialità presuntuosa),
- per il secondo no (dimostrando così di disperare della potenza della grazia, cioè della potenza di Dio, del Mistero).
Dove perciò Lutero (e il protestantesimo) sbaglia non è nel percepire la gravità e la serietà del male, la drammaticità dell'esistenza, troppo minimizzata da molto cattolicesimo tardomedioevale. Dove Lutero sbaglia è nel pensare di gestire lui tale drammaticità e nel non riconoscere l'Iniziativa salvifica dell'Altro.
Il Libro è tutto quello che ci resta
Per questo, essendo l'umano ormai perso (quindi essendo perso l'umano che costituisce la Chiesa nella sua visibilità), non resta, per entrare in contatto col divino, che affidarsi a un Libro, alla Sacra Scrittura, da leggersi personalmente (perché il rischio che la Chiesa ne offra una lettura distorta è troppo forte). Della Bibbia tra l'altro è sopravvalutata la componente veterotestamentaria rispetto al Nuovo Testamento. L'Antico Testamento con il “suo” Dio ben più severo e inflessibile, ben più lontano e inaccessibile, del “Dio di Gesù Cristo”, un Dio che è Padre e salva già da questa vita.
Così non dovrà stupire se la tentazione di una lettura letteralistica della Bibbia, e il tendenziale fondamentalismo che facilmente ne consegue, sono tentatazioni ben più forti e diffuse nel mondo protestante che in quello cattolico.
una Chiesa sottomessa al potere statale
Dato che la comunità cristiana non è permeata di una Forza dall'alto, essa non può che appoggiarsi a una forza terrena, alla forza dello Stato. E così infatti accade. In Lutero e nell'anglicanesimo in modo esplicito, nel calvinismo in modo un po' più complesso e indiretto, ma conservando comunque una tendenza costrittiva.
⚖ Per un giudizio
Giustamente il Concilio Vaticano II ha promosso un dialogo ecumenico anche con i protestanti: non è solo o tanto un atto di carità fraterna, ma non può che muovere dal riconoscimento della parte di verità della ribellione protestante, dovuta al quasi speculare riduzionismo, di cui si è parlato sopra.
Questo tuttavia non può significare relativistica equiparazione tra le varie confessioni cristiane: solo nel cattolicesimo si è custodito, almeno teoricamente, l'asse portante della totalità cristiana. Ed è solo a partire da tale asse portante che le parziali verità presenti in chi se ne è staccato, potranno essere pienamente valorizzate, per ricostruire l'unità del Corpo di Cristo.
🔗 Pagine correlate
📚 Bibliografia essenziale
AA.VV., Martin Lutero, Milano 1985 (o
).
- Roland Herbert Bainton, Here I Stand: A Life of Martin Luther, Nashville 1950, tr.it. Lutero,
Einaudi,
Torino
1960 (
o
).
- Roland Herbert Bainton, The Reformation of the Sixteenth Century, Boston 1952, tr.it. La riforma protestante,
Einaudi,
Torino
1958 (
o
).
Mario Bendiscioli, La Riforma protestante, Roma 1967 (o
).
Robert Hug Benson, By what authority?, London 1904, tr.it. Con quale autorità?,
Rizzoli,
Milano
1997 (o
).
Augusto Cavadi, Jacques Maritain tra moderno e post-moderno. Un'antologia degli scritti di Maritain, 1987 (o
).
- Andrea Giardina & Giovanni Sabbatucci & Pietro Vidotto, Lo spazio del tempo. Vol.1. Dall’XI al XVII secolo, Roma-Bari 2015 (
o
).
Luigi Giussani, Perché la Chiesa, Milano 19901, 20032 (o
)[Giussani spiega perché è la Chiesa cattolica a custodire la verità integrale del Cristianesimo].
Luigi Giussani, Porta la speranza. Primi scritti, Genova 1997 (o
).
Jedin H. (diretta da), Handbuch der Kirchengeschichte (IV). Reformation Katholische und Gegenreformation, Freiburg im Br. 1967, tr.it. Storia della Chiesa (vol.VI: Riforma e controriforma),
Jaca Book,
Milano
1975 (o
).
Joseph Lortz, Geschichte der Kirche in ideengeschichtlicher Betrachtung, 1950, tr.it. Storia della Chiesa,
Paoline,
Cinisello Balsamo
1972 (o
).
Jacques Maritain, Trois Réformateurs, Paris 1925, tr.it. Tre riformatori,
Morcelliana,
Brescia
1974 (o
).
Johann Adam Möhler, Symbolik. oder Darstellung der dogmatischen Gegensätze der Katholiken und Protestanten, nach ihren öffentlichen Bekenntnißschriften, Mainz 1832, tr.it. Simbolica,
Jaca Book,
Milano
1984 (o
).
Elisabetta Zambruno, La «Theologia Deutsch» o la via per giungere a Dio. Antropologia e simbolismo teologico, Milano 1991 (o
).
🎬 Filmografìa
Films collegati al tema sono, tra gli altri:
-
Carl Theodor Dreyer, Vredens dag, (tr.it. Dies irae),
(
) 1943 (Il senso (protestante) della presenza del male nella vita è ben raffigurato in questo film, datato, ma efficace, di Carl Theodor Dreyer.).
-
Hector Babenco, At Play in the Fields of the Lord, (tr.it. Giocando nei campi del Signore),
(
) 1991.
-
Patrice Chéreau, La Reine Margot, (tr.it. La regina Margot),
(
) 1994 (Una vivida rappresentazione della drammatica, sanguinosa guerra di religione nella Francia di fine '500, tra Ugonotti e Cattolici).
-
Nicholas Hytner, The Crucible, (tr.it. La seduzione del male),
(
) 1996 (Un caso di isteria collettiva di fine '600, a Salem. In una comunità animata da una religiosità protestante fortemente venata di fondamentalismo, tutti sospettano di tutti, e chi non accusa qualcun altro diventa il più sospettabile di essere in combutta col diavolo.).
-
Kenneth Branagh, Belfast, (tr.it. Belfast),
(
) 2021 (Il film mette a tema il conflitto tra la maggioranza protestante e la minoranza cattolica nell'Irlando del Nord nel XX secolo).