Raffaello, papa Leone magno ferma Attila

Lo stile politico cristiano

una apertura non relativistica

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Apertura dialogica all’altro

i corollari della fratellanza universale

“πάντα δὲ δοκιμάζετε, τὸ καλὸν κατέχετε”
(“esaminate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”)
S.Paolo, 1Ts, cap.5, v.21

tutti gli esseri umani sono fratelli

Prima ancora che sui contenuti una filosofia politica che si voglia conforme alla fede deve ispirare uno “stile”, un modo di rapportarsi agli altri soggetti (individuali e collettivi) in netta antitesi con l'idea di contrasto inevitabile, uno stile che invece parta dal presupposto che tutti gli esseri umani sono fratelli, sono membra della stessa famiglia. Una famiglia che ha un unico e medesimo Padre, che vuole bene a tutti, che vuole il vero bene di tutti.

Il motivo per cui il contrasto di fatto innegabilmente esiste è che non tutti (anzi praticamente nessuno in modo perfetto), accettano il bene che il Padre ha pensato per loro, e inseguono invece falsi beni, falsi obbiettivi, e proprio questi mettono gli uni contro gli altri, sia nel micro- sia nel macro-cosmo, come individui, cioè, o come gruppi, come soggettività collettive.

Questo stile, che già la ragione (filosofica) può riconoscere come il migliore, tant'è che è quello praticato in qualche modo anche da dei non cristiani, come Socrate, o come Gandhi, è richiesto dalla fede, per la quale appunto tutti gli esseri umani sono fratelli, e il contrasto c'è ma non è originario, non è strutturale, quindi non è inevitabile. Può, e deve essere superato, perché solo così si realizza l'umano.

Ne segue che lo stile dei cristiani in politica deve essere improntato al dialogo. Che non significa relativismo (tutte le idee si equivalgono), non significa cioè dare ragione (a tutti), ma dare le ragioni (della propria impostazione) a tutti, confrontandole benevolmente e argomentatamente con le ragioni altrui. E trattenendone il valore (come dice San Paolo), nella misura in cui tale valore c'è.

Approfondisco questo tema del dialogo nel mio testo Dia-logos. Per una ragionevole convivenza in una società multiculturale, Marcianum Press, Venezia 2023.

Quindi filosofie politiche che teorizzano la inevitabilità dello scontro e della violenza, come quelle di Hobbes, di Hegel, di Marx, o di Carl Schmitt, sono incompatibili con la fede. Così come lo è chiunque teorizzi il diritto del più forte.

un test infallibile

Se uno è preda di indignazione contro una persona o delle persone, lì c’é certamente del satanico.

Non che non ci si possa, e anzi ci si debba, indignare: ma sempre e solo contro qualcosa, non contro qualcuno.

Gesù Cristo ha avuto parole di fuoco contro il male, ad esempio contro l’ipocrisia e il fariseismo, ma ha tenuto accanto a sé Giuda fino all’ultimo e ha chiesto al Padre di perdonare quelli che Lo crocifiggevano (“non sanno quello che fanno”): fino all’ultimo respiro uno può sempre accettare la mano di Chi vuole la nostra salvezza.

non però relativistica arrendevolezza

Guardare all’altro come fratello
non significa accettare (...) tutte le sue idee

La disponibilità al dialogo è altra cosa dalla arrendevolezza all'ingiustizia: come spiego in Dia-logos, il dialogo (dia-logos) suppone il logos, quindi l'uso della ragione, che è in grado di discernere (lo si è ricordato nelle implicazioni gnoseologiche della fede) dove stia il diritto e dove il torto.

Guardare all’altro come fratello non significa accettare né tutte le sue idee, né tutte le sue azioni o i suoi progetti.

Ne segue che il pacifismo inteso come resa al male, come accondiscendenza all'ingiustizia, a una ingiustizia che può essere evitata, non è compatibile con la fede. La vera pace suppone la verità e la giustizia: se non si chiamano le cose col loro nome per paura di irritare l'aggressore, non si rende un buon servizio né alla giustizia e nemmeno alla stessa pace. Perché più corda si dà all'aggressore, più lo si incoraggia a inoltrarsi sempre più nella sua cattiva strada (come è accaduto, nel modo più clamoroso col fallimento della politica di appeasement negli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale).

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