La alleanza tra Franchi e Papato
un intreccio temporaneamente benefico
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Francesco Bertoldi
🍹 Introduzione
l'intreccio tra potere imperiale e Chiesa non è in sé stesso positivo, ma in quel contesto, almeno temporaneamente, ebbe effetti più benefici che negativi.
un contesto minaccioso
La dissoluzione dell'Impero Romando d'Occidente aveva creato una situazione potenzialmente pericolosa per la libertà della Chiesa: i popoli barbarici, che si erano installati all'interno di quelli che erano stati in confini imperiali, si erano sì convertiti al Cristianesimo, ma per lo più nella sua variante (eretica) ariana. E in quanto tali essi erano una spina nel fianco della Chiesa cattolica.
A ciò si aggiunge che quanto di “romano” restava in Occidente (nella pars occidentalis, ossia, in pratica, in Italia) era sotto il controllo, sia pure sempre più solo formale, di Bisanzio. E l'imperatore bizantino, che pure non era ariano, ma cristiano, aveva nei confronti della Chiesa un atteggiamento per lo più prevaricatore. Nella parte orientale dell'Impero infatti vigeva una concezione cesaropapista del rapporto tra Stato e Chiesa, in cui cioè era il potere politico, imperiale che deteneva il potere supremo e si arrogava il diritto di ingerirsi di vicende interne alla Chiesa. E anche questo era, per ovvie ragioni, qualcosa che non poteva che preoccupare i papi, che giustamente ritenevano di avere l'ultima parola in fatto di fede e di “gestione” della vita ecclesiale.
la minaccia si aggrava
I Longobardi, a differenza degli altri due popoli barbarici precedentemente scesi in Italia (Eruli e Ostrogoti), non erano riusciti a occupare tutto il Bel Paese. Avevano infatti trovato la presenza bizantina che poteva opporre una resistenza ben maggiore di quanto avevano trovato gli altri due popoli, ossia, rispettivamente il morente Impero romano d'Occidente e il dominio di Odoacre. I loro domini erano limitati al Nord e a parte del Centro, a cui si aggiungevano limitati domini al Sud, non contigui ai primi. Roma e parte del centro erano rimasti formalmente bizantini, anche se di fatto il controllo di Costantinopoli era piuttosto blando e il Papato godeva di una crescente autorità anche in ambito “temporale”, civile.
Nonostante che che col tempo, una parte di loro avesse abbandonato l'eresia ariana per convertirsi al cattolicesimo - il caso più significativo fu quello della regina Teodolinda (570-627), la maggior parte dei Longobardi restava ariana, anche per motivi politici, per non farsi assimilare dalla civiltà romano-cattolica e conservare la propria identità.
Il territorio italiano controllato dai Longobardi si espanse, finché a un certo punto divenne scoperto il disegno di unificare pienamente la penisola, occupando quindi il Lazio e Roma. Il che per il Papato costituiva una seria minaccia.
piaghe “interne”
Ma l'incudine bizantina e il martello longobardo non erano le uniche piaghe della Chiesa di allora: un po' in tutta l'area europea occidentale vi erano problemi di inadeguata assimilazione del Cristianesimo. Il processo di conversione alla fede cristiana infatti non fu immediato, ma si accompagnò con il permanere di molte credenze e usanze pre-cristiane. Ad esempio con una esagerata tendenza al culto dei santi e delle reliquie che non rifuggiva nemmeno dal furto delle reliquie (evidenziando così il carattere magico-superstizioso di tale devozione).
Il livello della moralità nel sesto e settimo secolo era in generale molto basso. Ad esempio, nel pur cattolico Regno dei merovingi, moltissimi eredi al trono morirono di morte violenta da parte degli stessi parenti. Il regno veniva poi spartito in parti uguali tra tutti i figli maschi (secondo il Lortz ( Storia della Chiesa ), degli 89 appartenenti alla dinastia merovingia 21 morirono di morte violenta). Anche la morale matrimoniale era ampiamente disattesa, con fenomeni come la frequenza del ripudio o di pretestuose dichiarazioni di nullità. Non si contano poi i casi di spergiuro, di disonestà e di crudeltà. E nel clero le cose non andavano molto meglio: moltissimi erano i vescovi sposati e molti fenomeni di depravazione si verificavano nel basso clero.
Certo, non mancavano anche fenomeni positivi, come il monachesimo e la attività missionaria verso i popoli germanici, ma la situazione di crisi accennata era di difficile gestione data la grande frammentazione in cui si trovavano le Chiese, con l'autorità del Papato che stentava a raggiungere le aree lontane da Roma.
la felice intuizione di Gregorio
In questo contesto, molto opportuna per la Chiesa fu la lungimirante visione, e azione, di papa Gregorio Magno (540-604), che vide nei Franchi l'alleato su cui far leva per affrontare i tre problemi sopra accennati: le invadenti pretese dei Longobardi e di Bisanzio, e la crisi interna alla Chiesa.
I Franchi erano stati il primo popolo germanico a convertirsi al cattolicesimo e soprattutto con la dinastia carolingia, da Pipino a Carlo Magno, si dimostrarono un valido sostegno per il Papato e la Chiesa cattolica.
È noto che si deve ai Franchi l'inizio del vero e proprio potere temporale del Papato, in quanto da Pipino delle terre, che erano ancora formalmente sotto la sovranità bizantina, vennero “donate” al Papato.
Ma soprattutto decisivo fu l'intervento dei Franchi, con Carlo Magno, per scongiurare definitivamente la minaccia longobarda su Roma: Carlo, scendendo in Italia, pose fine al Regno dei Longobardi.
Carlo Magno e il legame Impero/Chiesa
Carlo, come del resto era inevitabile, non si limitò a dare, ma ricevette anche, dal Papa: la sua incoronazione a imperatore a San Pietro in Roma nell'anno 800 gli fornì una altissima legittimazione di cui altrimenti non avrebbe potuto godere.
Ma la creazione di un Impero cristiano occidentale non era solo nell'interesse di Carlo, ma anche del Papato, che si trovava così libero dalle possibili pressioni bizantine.
È vero che Carlo si ingerì, e anche piuttosto pesantemente, nella vita della Chiesa, ad esempio organizzandone la struttura in parrocchie, vescovadi arcivescovadi, oppure intervenendo nei sinodi, ma secondo il Lortz egli faceva tutto questo senza spirito cesaropapistico.
Carlo insomma faceva qualcosa che in quel momento era inevitabile, e lo faceva con eccellenti intenzioni e del resto con risultati almeno al momento prevalentemente positivi.
Certo, questa commistione tra potere politico e potere ecclesiastico non era in sé stessa intrinsecamente giusta e poneva le basi per una successiva degenerazione. Ma, dato il contesto di allora, sarebbe astratto giudicare in modo prevalentemente negativo l'operato di Carlo e l'accondiscendenza che egli trovò nella Chiesa.
📚 Bibliografia essenziale
AA.VV., La Regola di San Benedetto. con San Gregorio Magno, Secondo libro dei Dialoghi, Milano 1975 (o
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Olivier Clément, Sources - Les mystiques chrétiens des origines, Paris 1982, tr.it. Alle fonti con i Padri,
Città nuova,
Roma
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Joseph Lortz, Geschichte der Kirche in ideengeschichtlicher Betrachtung, 1950, tr.it. Storia della Chiesa,
Paoline,
Cinisello Balsamo
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