una fotografia del pontefice

Leone XIII

le prime crepe nel riduzionismo tridentino

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sua importanza

Papa Leone XIII, “al secolo”, nel lessico ecclesiastico, indica il nome di un ecclesiastico quando viveva “nel secolo”, quando era “secolare”, ossia prima di diventare religioso, o, in questo caso, papaal secolo Vincenzo Gioacchino Pecci, fu sommo pontefice della Chiesa cattolica dal 1878 al 20 luglio 1903, quando morì.

Un pontificato quindi piuttosto lungo, ma soprattutto importante. Con lui infatti la Chiesa cattolica opera una intelligente ed equilibrata “apertura” al moderno: da un lato infatti con lui la Chiesa non rinuncia a niente di autenticamente cristiano, che non annacqua la propria identità per inseguire un facile consenso; ma d'altro lato si libera il più possibile da un arroccamento sterilmente autodifensivo, cripto-complottistico, quale aveva rischiato di essere il suo atteggiamento nel periodo tridentino, tanto più dopo lo shock della Rivoluzione francese, e del Risorgimento.

Anche il suo immediato predecessore, papa Pio IX, partito da posizioni di fin troppo ingenua apertura a quel moderno che era il patriottismo risorgimentale italiano, finì per rimanerne “scottato” e virò verso un atteggiamento rigidamente intransigente, di chiusura totale alla modernità, come è eloquentemente documentato dal Sillabo.

una apertura intelligente

Papa Leone XIII non mese in dubbio il carattere di verità assoluta della fede cristiana, né cedette a una concezione filosofica relativistica: se ne può trovare una conferma nella sua raccomandazione del tomismo come filosofia privilegiata dalla Chiesa, fatta nella Enciclica Aeterni Patris.

L'ipotesi che sembra più probabile è che nel tomismo egli apprezzasse non tanto il potenziale dualismo natura/grazia, quanto la salvaguardia dal relativismo gnoseologico. Insomma è probabile che egli lo ritenesse necessario (almeno, aggiungerei, come temporaneo baluardo) più dal punto di vista filosofico che da quello teologico.

In ogni caso tale saldezza dottrinale non gli impedì di valorizzare “il moderno” in almeno due importanti punti:

  • la scienza, da lui non vista (più) come pericolosa: egli infatti accettò la sfida di sottoporre la Sacra Scrittura a studi scientifici
  • l'esigenza della giustizia sociale: il documento forse più famoso del suo pontificato è infatti la Rerum Novarum, che affonta appunto tale questione.

la questione sociale

La Rerum novarum (1891)

  • da un lato condannava il capitalismo, come sistema di sfruttamento degli operai, da cui chiede un lavoro eccessivo, e a cui non corrisponde la “giusta mercede”, ma determina il salario in base alla mera legge della domanda e dell'offerta, senza riferimenti etici; inoltre il capitalismo sfrutta anche il lavoro delle donne e dei fanciulli,
  • ma condannava con non minor forza il socialismo, con la sua idea di lotta di classe, ossia l'idea che il conflitto sia originario e che non esista fratellanza universale. Inoltre egli criticava l'abuso del ricorso allo sciopero.

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