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Il monachesimo cristiano
una equilibrata tensione alla perfezione
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«Era necessario che il quotidiano diventasse eroico
e l'eroico diventasse quotidiano»
(Giovanni Paolo II, parlando di San Benedetto nel 1980).
le origini
L'origine del monachesimo cristiano non va cercata nella neoplatonica φυγή μόνος προς μόνον: il monaco cristiano non cerca un suo (egoistico) refrigerio spirituale, che lo porti a disinteressarsi di ciò che accade agli altri esseri umani.
Essa va piuttosto vista come supplenza di martirio: quando l'Impero Romano attenuò e poi cessò del tutto le sue persecuzioni anticristiane, vivere la fede cominciò a rischiare di diventare qualcosa di (troppo) comodo, o di abitudinario. Il rischio era insomma quello di un con questa espressione si intende lo stile di vita borghese come preoccupato solo del proprio orticello, con gretto e miope egoismo“imborghesimento” della vita cristiana.
Si sentì quindi il bisogno di una vita spiritualmente intensa, che permettesse di vivere una tensione alla perfezione cristiana. Il monachesimo, appunto, dove un credente si dedicava totalmente alla sua santificazione, per il bene proprio e di tutta la Chiesa (e dunque di tutta l'umanità).
la prima forma di “vita consacrata”
Il monachesimo è anche la prima forma organizzata di “vita consacrata” (detta anche “vita religiosa” in senso stretto, o anche “religione” in senso stretto, peraltro di uso poco frequente), cioè di vita cristiana caratterizzata da quelli che saranno poi chiamati i tre voti, ossia
- povertà, come rinuncia a possedere egoisticamente (naturalisticamente) dei beni materiali, in vista di un Bene più grande;
- verginità (o castità consacrata), come rinuncia al matrimonio, in vista di rapporti intersoggettivi, rapporti umani, totalmente determinati dal Destino buono, liberi quindi da ogni forma di possessività e di strumentalizzazione dell'altro;
- obbedienza, come rinuncia a fare della propria volontà, o meglio della propria soggettività il criterio ultimo per decidere che cosa fare, nella consapevolezza che dipendiamo da un Altro, che ci ha creati, e che ci raggiunge attraverso la concretezza di una “compagnia guidata al Destino”.
Questi tre voti, tipici di ogni vita consacrata, sono sì delle rinunce, ma rinunce a dei beni minori (spesso inseguiti in modo “brutto” e “deformante”), solo in vista e in forza di un Bene maggiore, il Mistero che ci si fa incontro nella comunione ecclesiale, nella compagnia di chi è “afferrato” da Cristo.
Il monachesimo, si diceva, è la prima forma organizzata di vita consacrata, in cui cioè quanti vogliono vivere in tal modo si aiutano tra loro, in base a delle regole condivise. Regole che fissano come si “entra” in tale realtà organizzata e come vivere in essa.
Si parla così di ordini religiosi cioè di realtà aggregative sottoposte a una “regola” (nel senso appena visto). Da un certo punto in poi l'autorità ecclesiastica, tipicamente la Santa Sede, ha preso ad “approvare” le regole degli ordini religiosi, certificandone così la piena e sicura bontà come via per vivere nel modo più intenso la vita cristiana.
tratti essenziali del monachesimo
Tu li nascondi al riparo del tuo volto,
lontano dagli intrighi degli uomini;
li metti al sicuro nella tua tenda,
lontano dalla rissa delle lingue.
Essenziali al monachesimo sono la solitudine e il silenzio, come condizioni per stare il più continuativamente alla presenza di Dio, lontani dal frastuono di false preoccupazioni e di chiacchere vane, vivendo in povertà, castità e obbedienza.
Nel monachesimo cenobitico chi fa vita monastica vive in comunità, richiamandosi e d aiutandosi vicendevolmente, sotto la guida di una persona spiritualmente “autorevole” (quello che da un certo punto in poi fu l'abate benedettino).
La “missione” e la predicazione al “popolo” dei fedeli non sono dunque compiti intrinseci della vita monastica (a differenza di quello che sarà negli ordini mendicati o in altri ordini successivi). Anzi la vita monastica richiede per lo più la “clausura” (dal latino clausus, chiuso), cioè la separazione fisica dal mondo, inclusi anche i fratelli nella fede che vivono nel ”mondo”. Appunto come aiuto a non farsi impigliare nella rete di vane preoccupazioni.
Ciò non significa affatto che i monaci cristiani siano chiamati a disinteressarsi dei reali problemi dell'umanità e della Chiesa tutta: anzi, la loro vita è vita di preghiera, intensa e perseverante, per tutti. Il che implica anche un livello minimale di conoscenza di ciò che avviene nel “mondo”, così da poter pregare per le sue reali necessità, per i suoi reali drammi. Al di là, però, del modo normalmente spettacolaristico e autoingannevole con cui gli esseri umani percepiscono le proprie difficoltà.
monachesimo cenobitico ed eremitico
Sono le due grandi forme di monachesimo:
- nel monachesimo eremitico, il primo ad essersi sviluppato, ogni monaco conduce gran parte della propria vita monastica in solitudine; mai però in una solitudine totale: è essenziale il rapporto con una guida spirituale, con cui confrontarsi periodicamente, e con altri monaci, magari solo in tempi tra loro distanziati. E in ogni caso non ci può essere vita cristiana, e quindi nemmeno monastica cristiana, senza i sacramenti: e l'eucarestia e la penitenza richiedono una sospensione della solitudine.
- nel monachesimo cenobitico (dal greco koinos bios, cioè vita comune), ci sono momenti pluriquotidiani di vita comune: i momenti di preghiera liturgica (le cosiddette “ore” canoniche, tra cui le lodi, l'ora media, i vesperi, la compieta), di santa messa, ma anche di eventuale lavoro comune (come negli scriptoria benedettini, o nei campi), o il momento dei pasti e quello di una ricreazione comune (dove, sospendendo il silenzio i monaci possono raccontarsi qualcosa, della loro giornata o di quanto accade). Anche qui però, la vita comune non può sopraffare il rapporto personale di ogni monaco con Cristo.
Tali due forme quindi non sono in realtà mai “allo stato puro”, ma componenti di eremitismo e di cenobitismo sono più o meno variamente miscelate in qualsiasi esperienza monastica. Ad esempio i certosini rappresentano la forma monastica più eremitica del monachesimo occidentale, ma essi conoscevano (e conoscono) anche momenti di vita comune. I camaldolesi, poi, rappresentano una via di mezzo tra l'eremitismo più spinto dei certosini e il prevalente cenobitismo dei benedettini.
in Oriente
Le prime esperienze monastiche sono in Oriente, in Egitto e in Siria, che offrivano territori desertici (e quindi propizi al silenzio e alla solitudine) ma in prossimità di centri urbani: quanto bastava cioè per vivere la solitudine come dimensione abituale, senza essere impossibilitati ad avere qualche forma di contatto col ”mondo”.
Il monachesimo orientale aveva, in alcune sue punte estreme, una certa asprezza di richieste, che arrivarono in qualche caso a dei veri e propri eccessi, come nel caso dei monaci stiliti.
Tuttavia nel suo insieme esso fu ricco di esperienze equilibrate e tutt'altro che disumane. Il caso più importante e noto è quello di Antonio d'Egitto.
In Occidente
Ci furono anche altre forme di monachesimo, oltre a quello benedettino, in particolare il monachesimo irlandese, sviluppatosi tra il V ed il IX secolo, che ebbe una grande importanza nel diffondere il Cristianesimo nell'Europa del Nord. Suoi esponenti di maggior spicco furono San Patrizio (V sec.) e San Colombano (tra il VI e il VII sec.).
Ma il monachesimo più importante e diffuso fu quello benedettino, fondato appunto da San Benedetto da Norcia, al quale perciò rimandiamo per maggiori dettagli.
🖼 Galleria di immagini
1.monachesimo Abbazia des Jacobins (Toulouse), chiostro
1.monachesimo Abbazia di Follina (Treviso), chiostro
1.monachesimo Abbazia di Monreale chiostro
1.monachesimo Abbazia di Montmajour (Arles), chiostro
1.monachesimo.Monastero di Dronero chiostro📚 Bibliografia essenziale
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🎬 Filmografìa
Films collegati al tema del monachesimo sono, tra gli altri:
-
Jean-Jacques Annaud, Il nome della rosa()1986 (Un'improbabile storia di omicidi in un monastero benedettino di un improbabile medioevo fosco e tenebroso).
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Philip Gröning, Die grosse Stille, (tr.it. Il grande silenzio), ()2005.
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Xavier Beauvois, Des hommes et des dieux, (tr.it. Uomini di Dio), ()2010 (Narra dei monaci cattolici di Thibirine, che, amati dal popolo ma odiati dai terroristi islamici, affrontarono il martirio).