S.Pietro con le chiavi del Regno

Il primato di Pietro

una roccia al servizio della Chiesa

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il fondamento biblico

Vediamo anzitutto su cosa si basa la convinzione che Pietro sia l'apostolo posto da Cristo stesso a capo della Chiesa.

Sono soprattutto tre i brani evangelici in cui si documenta la scelta, fatta da Cristo, di dare a Pietro un primato.

Il testo più esplicito è quello del Vangelo di Matteo, in cui Pietro è la roccia, il fondamento roccioso, incrollabile, su cui si base l'intera Chiesa; ed è colui che può legare e sciogliere, in modo tale da assicurare un legame tra terra e cielo, in modo tale cioè da non lasciar vagare nel dubbio chi è “sulla terra”, ma da assicurargli che il cammino intrapreso seguendo Pietro è quello conforme al “Cielo”.

«Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. »

(Mt, 16,17-9 )

Più implicito è il testo di Luca, in cui si parla di “confermare i fratelli”, confermarli, sottinteso, nella fede, chiarendone gli autentici contorni e dando l'esempio di fedeltà ad essa.

«Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; 32 ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli».

Lc, 22, 31-2

Infine c'è il testo dell'ultimo capitolo del Vangelo di Giovanni, che riferisce parole dette da Cristo dopo la sua Passione e Resurrezione, e, dettaglio non irrilevante, dopo il triplice rinnegamento di Pietro. Gesù nel Vangelo di Luca sopra citato affida il compito di guida a Pietro prevedendo che l'avrebbe rinnegato: ma nel brano di Giovanni il rinnegamento è effettivamente avvenuto. E ciò non impedisce a Cristo di affidare a lui la guida della Sua Chiesa (pascendo i suoi agnelli). Quello che gli chiede non è di essere perfetto, ma di volergli bene:

15Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».

16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».

17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore».

(Gv, 21, 15-17)

Su questi brani soprattutto, la Chiesa cattolica ha fondato il primato del vescovo di Roma, che di Pietro è il successore (dato che Pietro fu il primo vescovo di Roma, e a Roma morì, ucciso dalla prima grande persecuzione dell'Impero romano contro i cristiani).

una consapevolezza storicamente situata

Va tenuto presente anzitutto che la coscienza di che cosa implichi il primato del vescovo di Roma è andata formandosi gradatamente, ed è peraltro soggetta a possibili nuove ricalibrazioni della esatta portata del suo “potere”.

Un potere ancora piuttosto debole nei primi secoli. Poi successivamente esso andò rafforzandosi, fino a giungere al suo culmine col Vaticano I. Il conteso storico spiega come fosse urgente “fare quadrato” attorno al Papa, dato che tempestosi flutti di anticlericalismo e di corrosiva irreligiosità si abbattevano sulla Chiesa e lo stesso territorio che per secoli era stato amministrato dal Papato (lo “Stato della Chiesa”), garanzia di indipendenza spirituale, veniva occupato da uno Stato, il Regno d'Italia, tutt'altro che benevolo verso il cattolicesimo.

Dopo il Concilio Vaticano II però si è tornato a sottolineare il valore della collegialità nella Chiesa.

infallibilità non è impeccabilità

Va poi detto, come ha solennemente affermata Concilio Vaticano I, il papa sì è infallibile quando proclama (definisce) solennemente dei dogmi, ma tale infallibilità pontificia non significa che lo Spirito Santo assicuri che il papa sia moralmente perfetto, non possa cioè peccare.

Gli stessi brani evangelici sopra riportati evidenziano come Cristo stesso non si facesse troppe illusioni sulla impeccabilità di Pietro ( e a maggior ragione dei suoi successori): tant'è che nel seguito del primo brano, del Vangelo di Matteo, poco dopo avergli conferito il primato, gli dà del Satana «vade retro, Satana» (“va dietro a me, satana”) perché non pensa «secondo Dio».

📖 Testi on-line

Si può vedere nella sezione Documenti del Magistero.

📚 Bibliografia essenziale

  • copertina del libro, Handbuch der Kirchengeschichte (VIII/2). Die Kirche zwischen Revolution und Restauration , Freiburg im Br. 1971, tr.it. Storia della Chiesa (vol.VIII/2): La Chiesa tra rivoluzione e restaurazione (1830-1870), Jaca Book, Milano (compra su amazon o compra su IBS).
  • copertina del libro, Geschichte der Kirche in ideengeschichtlicher Betrachtung, 1950, tr.it. Storia della Chiesa, Paoline, Cinisello Balsamo (compra su amazon o compra su IBS).

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