Pio XII
l'ultimo papa “tridentino”
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Francesco Bertoldi
👤 Cenni sulla vita
Eugenio Pacelli fu Sommo Pontefice della Chiesa cattolica dal marzo 1939 al 9 ottobre 1958, data della sua morte. Di origini aristocratiche, coltivò in particolare gli studi giuridici. Fu nunzio apostolico in Baviera e a Berlino. Ebbe una visione lucidamente realistica della preferibilità della democrazia di Weimar al Reich guglielmino, e guardò con preoccupazione al possibile ulteriore diffondersi del bolscevismo.
Nel 1930 divenne Segretario di Stato del Vaticano. In tale funzione, secondo alcuni, avrebbe visto come male minore i regimi totalitari di destra che andavano affermandosi in diversi paesi europei, anche a maggioranza cattolica; con essi la Chiesa firmò dei concordati (per lei più “vantaggiosi” di quelli che avrebbero potuto concedere dei regimi liberali). Ricordiamo come a questo proposito il grande filosofo del diritto e costituzionalista Ernst-Wolfgang Böckenförde, deplora come nella Chiesa cattolica troppi (non mi risulta si riferisse a mons. Pacelli) preferissero l'interessato e ipocrita appoggio ai “valori cristiani”, dato dai regimi dittatoriali, a scapito della forma costituzionale democratica, che tutela la libertà e la dignità di tutti.
Se però ci focalizziamo sul Concordato col Terzo Reich, in cui Pacelli ebbe una parte non irrilevante, occorre dire che esso non può essere visto come un endorsement verso il regime, ma come il tentativo, voluto dalla stragrande maggioranza dell'episcopato tedesco, di garantirsi la massima libertà d'azione possibile, ben sapendo che quel regime non era affatto affidabile. Tant'è vero che lo stesso Pacelli ebbe parte anche nella delicata stesura della Mit brenneder Sorge.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, papa Pacelli si attenne a un criterio di rigorosa neutralità, volto a non compromettere il futuro della Chiesa negli imprevedibili assetti post-bellici. Importanti comunque furono i suoi radiomessaggi, che davano giudizi chiari, ispirati alla dottrina sociale cristiana, senza però scendere in dettagli propriamente politici, che avrebbero suscitato controproducenti polemiche.
Dopo la guerra, pur condannando in modo più aspro il totalitarismo comunista (si ricordi la scomunica comminata a chi votava per i partiti comunisti), e pur avendo allacciato relazioni positive coi leader occidentali, egli non identificò mai il Cristianesimo con l'Occidente capitalista in quanto tale. Non fu mai, insomma, il “cappellano” di un Occidente politico.
La Chiesa “pacelliana” del dopo-guerra tuttavia peccò di un certo trionfalismo (si pensi alla canzone Bianco Padre). La sua maggior pecca peraltro fu in ambito teologico.
importanza
un papa antisemita?
Papa Pacelli, Pio XII, è stato fatto oggetto in un passato non remoto, di accuse onestamente infondate sui suoi “silenzi” relativi all'Olocausto ebraico.
Vedremo come tali accuse siano largamente ingiuste.
un “conservatorismo” un po' miope
Tuttavia il suo pontificato ha avuto comunque dei limiti reali, culminanti nella scelta di stroncare il tentativo di un “rinnovamento nella tradizione”, messo in atto soprattutto dalla Nouvelle Théologie.
Per spiegare la cosa in termini estremamente semplificati, giornalisticamente, si potrebbe dire che, abbarbicato com'era a una visione “di destra”, ha impedito che il cambiamento potesse avvenire in modo equilibrato e graduale (cercando appunto di stroncare un cambiamento “di centro”). E ha finito così per spianare la strada alla “sinistra” teologica, cioè ad un cambiamento ben più radicale e devastante, quale quello che ha caratterizzato molto il periodo cioè seguito al Concilio Vaticano II, che ha visto fiorire delle proposte teologiche e delle prassi pastorali ultra-progressistepost-Concilio.
I “silenzi” di Pio XII
"Noi dovremmo dire parole di fuoco contro simili [orribili] cose
e solo ci trattiene dal farlo il sapere che
renderemmo la condizione di quegli infelici, se parlassimo, ancora più dura"
(Actes et documents du Saint-Siège relatifs à la seconde guerre mondiale, I, p. 455)
Venne rinfacciato a papa Pacelli di aver colpevolmente taciuto sull'Olocausto ebraico, che si consumò nel primi anni del suo pontificato.
In estrema sintesi:
- la Chiesa aveva già condannato, e nel modo più chiaro e netto, l'ideologia nazista, in particolare con l'enciclica Mit brenneder Sorge di Pio XI.
- la realtà dell'Olocausto non venne più di tanto pubblicamente denunciata nemmeno da altre autorevoli istituzioni, come le autorità statali degli USA, o del Regno Unito, o come le stesse realtà istituzionali ebraiche.
- Se Pio XII preferì “tacere” sull'Olocausto non fu certo perché ne fosse complice, ma perché la Chiesa preferì il fare al parlare: preferì aiutare gli Ebrei a sfuggire alla cattura, ospitandoli anche nei conventi. E questo aiuto concreto si era visto che poteva essere compromesso da parole ostili al regime hitleriano.
Fu infatti il caso dei vescovi olandesi, che fecero leggere nelle chiese (durante le affollate messe della domenica) una dura lettera di condanna dell'antisemitismo nazista. Con che risultato? Quello di retate a tappeto di ebrei rifugiatisi anche nelle sacrestie e nei conventi. La stessa Edith Stein, filosofa ebrea convertitasi al cattolicesimo e divenuta suora, venne, in tale circostanza, arrestata nel suo convento e morì nel campo di concentramento di Auschwitz.
la chiusura al “rinnovamento nella tradizione”
Un limite reale del suo pontificato è quello che invece gli ultraconservatori considerano un suo merito, al punto che per le ali più estreme dell'ultraconservatorismo cattolico, i sedevacantisti, Eugenio Pacelli sarebbe stato l'ultimo papa. Dopo di lui sarebbero seduti sulla cattedra di Pietro degli usurpatori, modernisti e apostati: la sede pontificia sarebbe vacante (donde appunto il nome di sedevacantismo).
Tale limite, come già accennato, consistette in una chiusura ermetica a un rinnovamento teologico ormai improrogabile, e in un arroccamento autodifensivo nel perimetro della teologia neotomista e di una impostazione tendenzialmente riduzionista della proposta di fede.
Il momento culminante del suo tentativo di stroncare quella forma pur “moderata” di rinnovamento che fu la Nouvelle Théologie, è l'enciclica Humani Generis (1950), e il conseguente “siluramento” dei teologi “nouveaux”, che vennero rimossi dall'insegnamento.
📖 Testi on-line
su Pio XII
📚 Bibliografia essenziale
- Pierre Blet,
Pio XII e la seconda guerra mondiale negli archivi vaticani (
), Paris 1997.
- John Cornwell,
Il papa di Hitler (
), New York 1999.
- Martin Gilbert,
I Giusti. Gli eroi sconosciuti dell’Olocausto (
), London 2002.
- Johan Ickx,
Pio XII e gli ebrei (
), Milano 2021.
Hubert Jedin (diretta da),
Storia della Chiesa (vol.X/1): La Chiesa nel ventesimo secolo (1914-1975) (), Freiburg im Br. 1970.
- Giovanni Miccoli,
I dilemmi e i silenzi di Pio XII (
), Milano 2000.
- Renato Moro,
La Chiesa e lo sterminio degli ebrei (
), Bologna 2009.
- Giovanni Sale,
Hitler, la Santa Sede e gli ebrei (
), Milano 2004.
🎬 Filmografìa
Films collegati al tema sono, tra gli altri:
-
Konstantinos Costa-Gavras, Amen(
) 2002 (Il film si rifa all’opera teatrale di Rolf Hochhuth del 1963 Il Vicario, opera che insinua l’idea, oggettivamente falsa, una complicità di Pio XII col nazismo.).
🔗 Siti web interessanti
- Pio XII non fu antisemita (RaiPlay), Paolo Mieli documenta come dalle più recenti ricerche negli archivi vaticano risulti come papa Pacelli «abbia agito incessantemente per tentare di strappare» gli Ebrei «alla barbarie nazista»