il Concilio Vaticano II

Chiesa e modernità

un rapporto possibile

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una già dimostrata capacità di adattamento critico

Dalla Rivoluzione francese in poi la Chiesa e il pensiero cristiano ha cominciato a fare i conti con il problema della modernità, posto dalla distanza che tale evento ha evidenziato tra lo sviluppo della civiltà “profana“ e la Chiesa stessa (e il messaggio da lei annunciato).

A differenza dell'Islam, rimasto sostanzialmente al palo in tale confronto, la Chiesa ha maturato, nei due secoli successivi alla Rivoluzione una capacità di discernimento e di “adattamento“, diciamo di adattamento critico al “mondo moderno“, discernendo in esso aspetti positivi (come la democrazia, la scienza, i diritti dei lavoratori e quelli delle donne) da aspetti inaccettabili (come il relativismo, lo scientismo, il comunismo collettivista e il femminismo negatore della differenza sessuale).

Tra i pensatori che hanno aiutato la Chiesa a maturare tale coscienza equilibratamente discernitiva, possiamo ricordare, nei decenni centrali del XX secolo, Maritain da un lato e i teologi della Nouvelle Théologie dall'altro.

un paradosso

Il paradosso del rapporto tra Cristianesimo e modernità è questo

  • non ci sarebbe stata modernità (progresso scientifico, tecnologico, politico, economico) senza il Cristianesimo,
  • ma la modernità si è posta contro il Cristianesimo, che non l'ha guidata, ma subita.

l'urgenza dell'oggi

Oggi però urge un ripensamento globale, perché il tempo inesorabilmente passa, evidenziando problemi nuovi ed esigendo soluzioni nuove, di fronte a cui non si ha ancora una impostazione efficacemente sintetica: da un lato abbiamo “fughe in avanti“ di teologi e pensatori, che ritengono che l'unica possibilità per la Chiesa di incontrare il moderno sia quella di accettarne i presupposti relativisti o semirelativisti; dall'altro abbiamo pensatori, che in nome della assolutezza e immutabilità della fede negano ogni seppur minima “concessione”, diciamo meglio ogni necessità di aggiornamento, sul non-essenziale.

Con lessico certamente discutibile, ma sinteticamente efficace potremmo dire che si ripropone ancora una volta lo schema di una “sinistra“ che preme per un adattamento al mondo contemporaneo, e di una “destra“ arroccata in una autodifesa poco dialogica.

Come impostare la questione?

da punto di vista metodologico

è giusto riconoscere che

  • la fede è immutabile nella sua essenza: fino alla fine dei giorni la fede dei credenti non potrà aggiungere o togliere nulla alla fede di Pietro e degli Apostoli;
  • la ragione umana è fatta per la verità e può discernere le verità maggiormente importanti (l'essenziale) con certezza.

Non si può perciò pensare che l'incontro col moderno avvenga sulla base di un pensiero debole, azzeratore di ogni certezza; non ci si incontra nella nebbia, stendendo un velo di oscurità in cui «tutte le vacche sono nere»;; abbiamo bisogno di vederci il più chiaro possibile; maggiore sarà lo sforzo di nitidezza e di onestà mentale, meglio si potrà dialogare e incontrare.

da punto di vista contenutistico

Non ci si può fermare a Maritain o a De Lubac, così come loro non si sono fermati al XIII secolo, o al XII.

La storia ha un senso: se il tempo passa è perché qualcosa di nuovo sta accadendo. Certo nella storia non cresce solo il grano, ma anche la zizzania, dunque occorre prestare attenzione critica. Ma c'è anche il grano.

Su quali questioni, senza alcuna rinuncia al realismo, capace di certezze, dovrebbe esercitarsi la coscienza credente di inzio XXI secolo?

È impossibile stabilirlo una volta per tutte: certamente però va continuamente ripresa la questione della convivenza con “altre” religioni, la questione della giustizia distributiva, le questioni legate alla affettività e alla bioetica (inizio vita, fine vita).

In particolare si dovrà porre attenzione a non ripetere gli errori ricorrentemente compiuti nel corso della storia della Chiesa, di cui Giovanni Paolo II ha dovuto chiedere scusa. Tali errori hanno una matrice comune: la presunzione di sapere più di quanto non ci sia dato, la precipitazione del giudizio che afferma come evidente ciò che tale non è.

Occorrerà dunque tenere ben presente che su un certo numero di questioni, non-essenziali, non esiste una autosufficienza del dato rivelato, ma l'intelligenza credente deve comporre in sintesi la luce proveniente dalla fede con altri lumi (quello filosofico e quello della ricerca scientifica).

Un esempio per tutti: la questione dell'inizio vita:

  • che la vita umana sia sacra dall'inizio basta la fede a dircelo
  • quando cominci la vita umana non basta la fede a dircelo: occorre l'apporto della filosofia e soprattutto della scienza, che decisivamente, oggi, ci attesta la non-esistenza di discontinuità rilevanti tra concepimento e nascita.

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