manifestazione di ultraconservatori

Il mondo teo-con

la nostalgia di un impossibile ritorno al passato

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premessa

Inizio questa pagina mosso dalla morte, avvenuta ieri, 16 giugno 2026, del card. Camillo Ruini, che è stato, a dire di Massimo Borghesi (cfr. Francesco - La Chiesa tra ideologia teocon e “ospedale da campo” ), un importante esponente della galassia teo-con (teo-conservatrice).

definizione

Teo-con qui lo si intende come chi pensa che un determinato assetto politico-legislativo sia condizione, e non conseguenza della fede.

Di qui una scomposta agitazione e un esagitato interventismo affinché le cose, in politica, vadano in un certo modo piuttosto che in un altro, come se, appunto, da ciò ne andasse della stessa possibilità di credere.

Due varianti teo-con

Occorre però distinguere tra quello che si potrebbe chiamare una variante

  • teo-con moderata, quella che non mette in discussione il Concilio Vaticano II, ma solo il modo, troppo accondiscendente al mondo, con cui è stato attuato,
  • e una variante estremista, che se la prende col Concilio in quanto tale, giungendo sino al sedevacantismo.

tratti essenziali

In termini giornalistici si potrebbe dire che un cristiano teo-con è “uno di destra”. E in effetti ciò non si allontana troppo dal vero.

Vediamo però di tratteggiare qualche dettaglio in più. Tra i tratti essenziali dell’impostazione teo-con, ci sono:

  • l’aspirazione a una società uniformemente cristiana, omogenea e tranquilla, rassicurante nella sua massima continuità con il passato (che è poi in realtà un segmento del passato, quello tridentino)
  • di qui il tendenziale rifiuto
    • sia di qualsiasi novità,
    • sia di qualsiasi alterità, come la presenza di “religioni” diverse (per via della immigrazione, soprattutto), o di comportamenti “devianti” (soprattutto in ambito familiare)
  • la subordinazione della fede alla politica: ciò che più conta non è il rapporto personale con Cristo, la fede, ma che nella società aleggino, sia pure come clima impersonale, i valori cristiani (dei malintesi principi non-negoziabili)
  • una marcata selettività dei valori da affermare in politica: contano solo quelli di tipo etico-individuale (barriera contro le leggi su aborto, divorzio, “famiglie alternative”, eutanasia), mentre i valori etico-sociali (come la solidarietà, la giustizia sociale, la tutela dell’ambiente) sono (quasi) totalmente ignorati.

un problema esemplare: l’evoluzionismo

Soprattutto nella variante estremista della galassia teo-con si trova un rifiuto dell’evoluzionismo.

Non solo e non tanto di filosofie materialistiche che strumentalizzano l’evoluzionismo scientifico per fare una battaglia anti-religiosa: questo sarebbe più che giusto.

Ma ci sono teo-con che rifiutano la stessa idea scientifica di evoluzione, ossia l’evoluzionismo scientifico.

Per maggiori approfondimenti si rimanda ad altre pagine sull’evoluzionismo.

il caso italiano: l’era Ruini/Bagnasco

Il card. Camillo Ruini (1931/2026) è stato presidente della CEI dal 1991, regnante papa Giovanni Paolo II, al 2007, regnante (da due anni) papa Benedetto XVI.

Gli è subentrato, dal 2007 al 2017 il card. Angelo Bagnasco (1943).

Tra i due ecclesiastici vi è stata una notevole continuità, nel segno appunto di un tendenziale conservatorismo, fino a che, con papa Francesco si sono avuto presidenti della CEI di altra impostazione, non più teo-con.

Sia Ruini sia Bagnasco hanno scelto

  • di intervenire, in modo esplicito e dettagliato, come mai era avvenuto nella Prima Repubblica, su temi politici;
  • di schierarsi con uno dei due poli che si erano creati nella Seconda Repubblica, quello di destra, anche laddove esso assumeva tratti ideologici e parzializzanti.

Ciò implicava un cambiamento piuttosto netto con la posizione della Chiesa negli anni della Prima Repubblica, quando erano i laici impegnati nella DC a cercare di attuare una politica cristianamente ispirata.

il referendum del 2005

Il culmine dell’interventismo ecclesiastico si ebbe con il referendum del 2005, sulla fecondazione assistita: in tale occasione l’allora presidente della CEI, card. Ruini invitò a non andare a votare, facendo così fallire il referendum per mancanza di quorum.

Tale modalità di intervento ebbe, a mio avviso, due limiti:

  • nel metodo: un intervento quanto mai dettagliato della gerarchia ecclesiastica in campo politico. Ruini dettava quello che cattolico doveva fare. Lì la distinzione tra compiti del clero e compiti dei laici, e tra sacro e profano saltava completamente.
  • nel merito: non c’è dubbio che l’intenzione fosse buona, ma “vincere” puntando sull’astensionismo è una scorciatoia pericolosa, perché significa affossare l’istituto referendario. Ossia tarpare le ali della democrazia diretta, e in qualche modo della stessa democrazia. Meglio sarebbe stato cercare di convincere la gente a votare nel modo desiderato, portando argomenti convincenti.

In quegli anni (nel 2007, per la precisione) avevo cercato di sintetizzare graficamente quello che mi sembrava il modo erroneo di condurre le cose da parte di Ruini e dei vescovi a lui più vicini. Lo si vede nel seguente schema:

clero/laicato in politica
clero/laicato in politica

Oggi, se dovessi rifare uno schema su questo tema, cambierei qualcosa, nel senso che non è solo un problema di catena comunicativa, ma anche 1) di distinzione di competenze tra clero e laici (su cui ha detto cose molto interessanti Ernst-Wolfgang Böckenförde) e 2) di consapevolezza del carattere imperfetto della conoscenza umana, tanto maggiore quanto più si scende verso il dettaglio, perché lì c’è una complessità problemi che non sopporta diktat troppo semplificatori.

il caso dei lefevriani

la punta estrema dell’ultraconservatorismo

A inizio luglio 2026 torna alla ribalta il caso della Fraternità San Pio X, ossia i lefevriani, che avendo proceduto, il 1/07 a ordinazioni episcopali non autorizzate, hanno attuato una scelta scismatica e sono incorsi nella scomunica.

Per il momento ne parliamo sul Blog.

📖 Testi on-line

📚 Bibliografia essenziale

🔜 to be continued ...

📂 In questa sezioneIn this section

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  • Il mondo teo-con, la nostalgia di un impossibile ritorno al passato: i teo-con sono quanti pensano che l’assetto politico-legislativo sia condizione, e non conseguenza della fede
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