don Giussani: possibili limiti
benigno a' suoi e a' nemici crudo
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Francesco Bertoldi
introduzione
Si è già parlato in precedenza dei grandi pregi di Don Giussani. Vogliamo ora riflettere sui suoi possibili limiti, cosa che riteniamo lecita e anzi doverosa anche nel caso di una personalità molto stimabile.
Il maggior limite che credo si poosa riscontrare in lui è quello di una sicurezza un po' eccessiva in sé stesso, che lo porta poi ad atteggiamenti che potremmo chiamare teorizzati cioè da Carl Schmittschmittiani, nel senso della teoria dell'amico/nemico, insomma di una certa aggressività nei confronti del nemico e di una certa indulgenza nei confronti di chi è amico: «benigno a' suoi e a' nemici crudo» (Dante Alighieri, Divina Commedia, ParadisoPar. 12, 57). Don Giussani stesso parlava di una baldanza come atteggiamento positivo, ma questo si è trasformato spesso in diversi suoi discepoli in una spavalderia, e ha puoi contribuito a creare atteggiamenti di diffidenza e di critica nei confronti del movimento.
Quali radici si possono trovare di questa un po’ eccessiva sicurezza in sé?
- credo che innanzitutto ci sia un componente di tipo temperamentale e familiare;
- poi va considerato anche il contesto storico in cui da Giussani si forma e opera;
- una terza componente poi potrebbe anche essere quella di una scottatura da lui subita;
- una qualche importanza infine potrebbe averla avuta anche il fatto di lavorare soprattutto con dei giovani.
temperamentale e familiare
Lui stesso riporta un episodio in cui suo fratello minore dimostrò questa grande fiducia in sé, qualcosa di questa grande sicurezza in sé:
Mio fratellino, l’ultimo (adesso ha ben più di quarant’anni, intendiamoci!): c’era la chiesa del mio paese – che è grandissima: ci stanno dentro tremila persone – zeppa per la Messa del prevosto, e il prevosto, commentando il vangelo dell’adultera: «E Gesù rispose: "Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra"», con enfasi fa: «Chi di voi è senza peccato?».
E mio fratellino piccolo: «Io!». Si vede che l’ingenuità è un male di famiglia! Ma le mie sorelle non sono così, son più "tagliate"!»
Giussani, Dal temperamento un metodo, cap. “Una realtà in movimento”
il contesto storico
Alcuni episodi che hanno contribuito a creare in lui il senso della necessità di mostrarsi sicuro di sé al limite dell’aggressività. Il contesto storico è quello appunto di una Chiesa sotto assedio che a un certo punto dopo la seconda Guerra mondiale diventa una Chiesa perseguitata anche in paesi di antica tradizione cattolica«A una certa ora della mattina arrivavano gruppi di operai (eravamo nel ’46 o nel ’47, appena finita la guerra, quando c’era il rigurgito del comunismo) e gli operai mi lanciavano sempre frizzi a cui io rispondevo quasi sempre. Mi ricordo, quella volta lì, che un cane continuava ad abbaiarmi dietro, e allora un operaio che passava di là dice: «Uhe, anche i cani, eh!». E io gli ho detto: «Tutti i cani!». (...)
Un altro di quei mattini, un altro che mi ricordo: camminavan davanti tre suore (...) Avevo la tonaca, io venivo dietro, a una cinquantina di metri, allora quegli operai han lanciato delle frasi salaci, come invitandomi ad andar più avanti. Io mi son fermato e anche loro si son fermati e ho detto: «I porci han cambiato colore, non son più neri (io ero nero), ma rossi!». Per esempio. Ma non avete finito col fare a pugni? Ma se uno non risponde, gli rincresce.»
Giussani, Affezione e dimora, cap. “La discrezione”
Ecco un altro episodio
Ad ogni modo... la mattina prendevo sempre il treno delle sei e c’erano quei carrozzoni della Nord tutti luridi, di legno, quasi "metafisici"! Io mi mettevo sempre in un angolo e di lì parlavo con tutti, perché si era nel 1953, quindi pochi anni dopo la guerra, e dovevo rispondere agli attacchi dei comunisti e di tutti: arrivavo a Milano già sfinito!
Quella mattina non avevo voglia di parlare ed ero lì, rincantucciato nel mio angolo, che cercavo di leggere, alla luce fessa della lampadina, il breviario. Tutti mi lanciavano i soliti frizzi, ma io non rispondevo. Ad un certo punto, uno dal fondo dice: «I preti sono come tutti gli altri, soltanto che sono più furbi: perché anche loro prendono i soldi, ma non lavorano; e anche loro hanno le donne, ma non si fan vedere, cioè non se le prendono a carico».
Allora io – era più dilungata la cosa, più ricca! – ho chiuso il breviario di scatto e sono uscito dallo scompartimento, ho attraversato di volata tutto il carrozzone col dito teso e l’ho messo sotto il muso di quello che parlava – sapevo benissimo chi era: un vecchiardo malefico! – : «È naturale che tu dica così, perché se io ti dico: "Piantami un chiodo", tu me lo pianti; e se poi dopo ti dico: "Piantami anche quest’altro" senza darti la mancia per il primo, il secondo non lo pianti più. Tu non sai neanche che cosa vuol dire il gratuito [che era per loro una parola incomprensibile]; fare le cose gratuitamente tu non capisci neanche cosa sia, non capisci cosa vuol dire. E siccome tu le donne le tratti sempre in un certo modo, non puoi neanche immaginarti che si possa trattare la donna in un modo diverso».
Giussani, Tu, o dell'amicizia, cap. “Reciproco aiuto al destino”
una personale scottatura
Nella prima fase negli anni sessanta della gestione di GS, come lui stesso riporta nelle interviste a Robi Ronza, aveva concesso a un altro sacerdote, Don Vanni, una sorta di pari dignità gerarchica, creando una sorta di diarchia nella guida del movimento di allora.
Ma ne venne ripagato con una moneta molto amara quanto Don Vanni favorì poi la fuoriuscita da GS (col '68) di una gran parte dei suoi componenti. Probabilmente anche quella esperienza ha spinto Don Giussani a accentrare in sé il comando do cl e a fortificare la sua già naturale propensione a una sicurezza nel comando.
il contatto coi giovani
l'opportunità di un linguaggio diretto
Il fatto di lavorare a contatto con giovani, in un liceo prima (il Berchet) e in università (la Cattolica di Milano) poi può aver contribuito ulteriormente a favorire un certo tipo di linguaggio: con i giovani il linguaggio più adeguato è un linguaggio diretto, incisivo, poco attento a sottigliezze diplomatiche. E questo può facilmente portare a semplificare le cose anche in termini di amico/nemico, in termini di bianco e nero, piuttosto che di sfumature di grigio