Chagall, il sacrificio di Isacco

La nascita del popolo eletto

e le sue vicende iniziali

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il sacrificio di Isacco
il sacrificio di Isacco

Abramo e la necessità della fede

Il popolo ebraico prende inizio da Abramo. Di questo personaggio la Bibbia evidenzia soprattutto la fede: egli accetta di lasciare la sua terra, Ur dei Caldei, fidandosi di Dio che lo chiama e gli affida questo compito, promettendogli in cambio una stirpe ”più numerosa delle stelle del cielo”. E Abramo va verso la Terra Promessa, sempre obbedendo alla voce misteriosa del Creatore.

E a un certo punto gli viene chiesta la disponibilità a sacrificare il suo stesso figlio, tanto a lungo desiderato, Isacco. E Abramo, per fede, accetta di sacrificare Isacco, fermato all'ultimo momento da Dio, che apprezza la sua obbedienza così totale.

Già in Abramo quindi all'uomo è chiesto di aderire a una Misura più grande della propria. Non però come un salto nel vuoto, senza alcuna garanzia, perché Abramo può sperimentare già in questa vita la bontà del Mistero, che gli dà una discendenza e una terra.

Isacco e Giacobbe

Isacco ingannato
Isacco ingannato

La successione di Abramo vede episodi da cui emerge la percezione della legge morale fosse ancora opaca e approssimativa. Il più celebre di essi fu l'inganno con cui Rebecca, sua moglie, riuscì a ottenere la primogenitura per Giacobbe, suo prediletto, sottraendola ad Esaù, prediletto di Isacco, e il reale primogenito (sia pure di poco, dato che erano gemelli).

Esaù cede al fratello la primogenitura “per un piatto di lenticchie”, cibo di cui era particolarmente ghiotto, e la madre fa credere a Isacco ormai cieco e morente, che il figlio a cui stava concedendo la primogenitura fosse Esaù, rivestendo le braccia di Giacobbe (che era meno peloso del fratello) di peli, come si vede nel dipinto qui a lato, di Luca Giordano, così che al tatto Isacco lo potesse scambiare per l'altro.

Giacobbe, poi, oltre a tale inganno, ricorse a non pochi altri espedienti e inganni. Senza contare che era poligamo (cosa del resto a quell'epoca, per il tipo di ancora acerba sensibilità morale, ritenuta plausibile e non biasimevole).

Giuseppe e il popolo in Egitto

Giuseppe era uno dei figli di Giacobbe, uno dei figli minori ed era malvisto da diversi suoi fratelli maggiori, che a un certo punto punto decidono di sbarazzarsi di lui, e, trattenendosi all'ultimo minuto dall'ucciderlo, lo vendono a dei mercanti che passavano nel luogo deserto in cui gli avevano teso una trappola, e i mercanti lo portano in Egitto.

E proprio la presenza di Giuseppe in Egitto sarà la salvezza dei suoi fratelli e dell'intera famiglia: infatti Giuseppe riesce a guadagnarsi la fiducia del Faraone e a diventare potente in quella terra, e quando suoi fratelli, in seguito a una carestia, arriveranno a chiedergli aiuto, senza riconoscerlo, egli farà in modo da aiutarli facendo giungere in Egitto, al sicuro, tutta la discendenza di Giacobbe.

il passaggio del Mar Rosso
il passaggio del Mar Rosso

la liberazione dalla schiavitù d'Egitto

Finché era vivo Giuseppe, gli Ebrei poterono vivere in Egitto in sicurezza e libertà. Ma venne il momento, ben dopo la morte di Giuseppe, in cui il popolo eletto venne a trovarsi in una condizione di sostanziale schiavitù. Ciò avvenne in seguito alla sua crescita numerica, che preoccupava gli Egiziani.

Avvengono quindi una serie di angherie sempre più pesanti, finché Dio suscita colui che avrebbe liberato il Suo popolo dalla schiavitù: Mosé.

Mosé, poté compiere prodigi particolarmente impressionanti, volti a costringere il riluttante faraone a lasciar partire gli Ebrei, soprattutto le “piaghe”, che dovettero giungere fino alla morte di tutti i primogeniti d'Egitto.

Ma prodigioso fu anche il passaggio del Mar Rosso, quando la “mano potente” di Dio libera il suo popolo e punisce gli egiziani che lo vorrebbero tenere ancora soggiogato.

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